Tra continuità e rottura, l’anno zero del welfare italiano
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Redazione Interno
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A ottant’anni dal voto per le elezioni dell’Assemblea Costituente, la sollecitazione dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri a rileggere quegli anni torna utile per comprendere le radici profonde del nostro presente. Giustizia e Libertà, la formazione di Parri, il leggendario «comandante Maurizio» uomo chiave della Resistenza e presidente del Consiglio del primo governo nominato dopo la Liberazione, fu anche un ambizioso progetto di rinnovamento della politica italiana.
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Sembra così distante quel giorno, più dei decenni che ci separano dalla scelta tra Monarchia e Repubblica e dall’elezione dell’Assemblea costituente; un tempo che rischia di perdersi nella confusione che sovrappone messaggi e informazioni in un presente fin troppo invasivo e condizionante. Cosa insegna davvero la festa del 2 giugno, e cosa rimane, oggi, di quel passaggio cruciale che molti, forse, hanno rimosso? rainews
La svolta raccontata dai giornali dell'epoca
Dietro un’apparente discontinuità, si cela il racconto di una svolta ancora tutta da leggere. «Da oggi l’Italia è Repubblica», si leggeva sulla prima pagina del Messaggero il 5 giugno 1946, in un fondo intitolato ‘Una giornata memorabile’.
L’articolo proseguiva con una solennità che oggi appare quasi commovente: «Virtualmente, il mutamento della forma istituzionale dello Stato ha avuto luogo stamane con l'afflusso del grosso dei risultati del referendum al Ministero dell'Interno...». rainews
Una foto a piè di pagina, restaurata per l’occasione, ritraeva la folla in attesa dell’esito dello spoglio davanti allo storico palazzo di via del Tritone.
Era il frutto di un «corale e sincero esercizio di democrazia», come ha ricordato di recente il presidente Sergio Mattarella, un esercizio che vide per la prima volta protagoniste le donne italiane, chiamate a esprimere la propria preferenza in un momento storico di delicatissima transizione. rainews
Le eredità di un passato che non passa
La memoria viva degli ultimi ottant’anni, purtroppo, si scontra con le preoccupazioni attuali per i conflitti che colpiscono le popolazioni civili in scenari troppo vicini, come la martoriata Ucraina, la martoriata Gaza o il Libano.
Il presidente Mattarella, alla vigilia della festa, ha voluto sottolineare come, nonostante l’evidente fragilità dello scenario internazionale, la svolta repubblicana rappresenti ancora un «nuovo patto civile» da difendere. rainews
La sua immagine più potente, in questi giorni, lo ritrae mentre abbraccia la piccola Sofia: una bimba, simbolo di una guerra diversa, che la sua guerra la combatte contro il cancro. Una scena che, per contrasto, ci restituisce l’assurdità dei conflitti armati e la concretezza delle fragilità umane. È in questo solco, tra la grande storia e le piccole storie individuali, che l’eredità del 2 giugno si fa ancora più pesante e preziosa. rainews
Rinnovare l'architettura della fiducia
Consolidare l’architettura della fiducia tra istituzioni e cittadini, come suggerito dal Capo dello Stato nel suo messaggio ai prefetti, è un compito che non può dirsi mai concluso. In un presente frammentato, dove le paure e le insicurezze trovano terreno fertile, la lezione dei costituenti – e di uomini come Parri – ci ricorda che la Repubblica non fu solo un cambio di bandiera, ma un metodo di ascolto e di prossimità. rainews
Il dialogo, la capacità di intercettare bisogni e aspettative, specialmente delle giovani generazioni, restano i canoni essenziali per interpretare la responsabilità civica. Senza questo sforzo, l’ottantesimo anniversario rischierebbe di essere solo un rituale svuotato di senso, lontano da quella «sete di pace» che spinse milioni di italiani alle urne nel 1946. rainews




