Proteste in Marocco, la Generazione Z scende in piazza per servizi e dignità
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Redazione Esteri
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Le strade di diverse città marocchine, da Rabat a Casablanca, da Marrakesh ad Agadir, sono nuovamente teatro di un malcontento popolare. Sebbene le intenzioni dichiarate siano pacifiche, si sono verificati episodi di violenza che hanno purtroppo causato la morte di alcuni manifestanti. A muovere queste proteste, che continuano da serate consecutive, è una generazione di giovani. Stanca di aspettare miglioramenti promessi e non mantenuti, ha deciso di auto-organizzarsi al di fuori dei tradizionali canali politici e sindacali. Due collettivi, nati e cresciuti online, raccolgono il dissenso: "GenZ 212" e "Morocco Youth Voices".
La scintilla della protesta: una tragedia sanitaria
La portata di queste proteste, spontanee e coordinate in modo inedito dai tempi della Primavera Araba, ha una causa scatenante precisa. La mobilitazione è nata in seguito alla morte di otto donne incinte, decedute dopo un parto cesareo in un ospedale pubblico nella zona di Agadir. Questa tragedia ha fatto da detonatore a un malessere più profondo, legato alla cronica carenza di servizi sanitari e scolastici. I giovani percepiscono un abbandono da parte delle istituzioni in questi settori fondamentali.
Il ruolo centrale dei social network e le richieste
I giovani manifestanti, molti dei quali alla prima esperienza di contestazione politica, usano come piazze principali quelle virtuali di TikTok, Discord e Instagram. Su queste piattaforme coordinano gli appuntamenti e diffondono gli slogan della protesta, come “Il popolo vuole salute ed educazione”. Il collettivo GenZ 212, i cui fondatori sono anonimi ma che vanta 150.000 aderenti, ha preso una posizione netta. Chiede con forza le dimissioni del governo e invita i sostenitori a una disobbedienza civile rigorosamente non violenta.
La repressione e le critiche alle priorità governative
La risposta delle forze dell'ordine agli assembramenti non si è limitata al contenimento. In alcuni casi, interventi repressivi hanno causato centinaia di arresti e vittime tra i dimostranti. Questi episodi accendono i riflettori sulla tenuta del sistema politico, chiamato a rispondere a una domanda di giustizia sociale che non ammette più rinvii. Il movimento critica apertamente l'investimento di oltre un miliardo di dirham per nuovi stadi, considerato una priorità distorta rispetto all'urgente bisogno di fondi per la sanità e per contrastare l'emarginazione giovanile.




