Raid israeliano a Sana’a, ucciso il primo ministro Houthi Ahmed al-Rahawi
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Redazione Esteri
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Un attacco aereo israeliano ha colpito nella serata di giovedì un appartamento nella capitale yemenita, Sana’a, causando la morte di Ahmed al-Rahawi, primo ministro del governo insurrezionale degli Houthi, il quale, com’è noto, è sostenuto dall’Iran e controlla militarmente la porzione più significativa del paese. L’operazione, che le fonti locali – in primis il canale televisivo Al-Jumhuriya – definiscono “mirata”, avrebbe centrato l’abitazione privata in cui l’esponente di massimo rilievo si trovava assieme ad alcuni suoi stretti collaboratori, tutti deceduti nell’esplosione; la notizia, sebbene non abbia ancora ricevuto una conferma ufficiale dagli organi di governo yemeniti, è stata prontamente ripresa e circolata da diversi media regionali e israeliani, tra i quali il Times of Israel e il quotidiano Aden Al-Ghad.
Ahmed al-Rahawi, figura di spicco all’interno del Congresso generale del popolo e del suo Comitato centrale, era stato designato alla carica di primo ministro dal Consiglio politico supremo Houthi appena lo scorso 10 agosto, subentrando così ad Abdel-Aziz bin Habtour; la sua eliminazione, per quanto inserita in un contesto bellico ampio e intricato, rappresenta indubbiamente un colpo significativo inferto all’apparato dirigente del movimento ribelle. Le immagini dell’esplosione, di violenta intensità, hanno iniziato a circolare in rete poco dopo l’accaduto, mostrando la potenza del bombardamento che ha scosso il quartiere.
L’azione delle Forze di Difesa israeliane (IDF) giunge in risposta al continuo stillicidio di lanci missilistici che, partiti dal territorio yemenita controllato dai Houthi, hanno nuovamente preso di mira Israele nelle scorse ore; una dinamica, questa, che rientra in un’escalation regionale sempre più marcata e pericolosa. Il raid di Sana’a, al di là dell’obiettivo specificamente colpito, si inscrive in una strategia più ampia di neutralizzazione delle capacità offensive del gruppo e dei suoi vertici, i quali, va ricordato, hanno più volte minacciato e attuato azioni di disturbo alla navigazione nel Mar Rosso




