Il giorno in cui Quartararo ha scoperto i limiti della sua M1: "Sono stato troppo ottimista"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il primo venerdì del mondiale MotoGP 2026 ha regalato pochi sorrisi al box Yamaha, e le sensazioni di Fabio Quartararo, al termine delle prove libere sul circuito di Buriram, sono quelle di chi deve fare i conti con una realtà ben diversa dalle aspettative della vigilia. Il francese, che ha chiuso la giornata con il sedicesimo tempo in 1'29"884, a un secondo e tre decimi dal leader Marco Bezzecchi, ha dovuto ammettere di aver sopravvalutato le potenzialità della nuova M1 con motore V4, un progetto rivoluzionario per la casa di Iwata che, almeno in questa fase iniziale, sembra aver smarrito la strada. Le sue parole, rilasciate ai microfoni nel paddock thailandese, sono parse un tentativo di ridimensionamento dopo l'entusiasmo iniziale, una presa di coscienza che il lavoro da fare è immenso e che i miracoli, in questo sport, non si improvvisano. “Penso di essere stato un po’ troppo ottimista riguardo al potenziale della moto”, ha confessato il campione del mondo 2021, “ora so qual è il suo potenziale. Non voglio impazzire o commettere errori, soprattutto per la mia immagine, che per me è molto importante. Cerco di prendere tutto con più calma”.

La sessione, complicata da condizioni meteo variabili che hanno visto alternarsi pioggia e forte vento, non ha certo aiutato i lavori in casa Yamaha. La scelta del team di montare le gomme nuove in anticipo rispetto alla concorrenza, dettata dalla necessità di cercare un tempo utile in una finestra asciutta, si è rivelata controproducente: quando nel finale le condizioni sono migliorate, il francese non aveva più coperture a disposizione per tentare l'assalto alla Q2. “In realtà eravamo un po’ troppo lontani”, ha spiegato a proposito del gap dai primi, “oggi le condizioni erano un po’ strane: abbiamo deciso di montare gomme nuove abbastanza presto, perché stava piovendo ed era molto ventoso. Alla fine non avevamo gomme nuove per l’ultimo tentativo perché le avevamo già usate prima. Siamo ancora lontani, perché sappiamo quanto sia difficile trovare due decimi”. Un copione, questo, che sembra ripetersi con preoccupante frequenza per il team giapponese, alle prese con una moto completamente nuova di cui si fatica ancora a trovare la messa a punto di base.

Il venerdì di Buriram e la consapevolezza di un ritardo preoccupante

Il dato cronometrico, peraltro, è impietoso se paragonato alla storia recente del pilota francese su questa pista: il suo miglior tempo è stato più lento rispetto alla prestazione nelle libere del 2025, quando chiuse ottavo con un 1'29"485. Un segnale chiaro che la nuova creatura, nata per colmare il divario dalle concorrenti, per ora ha fatto passi indietro. L'atmosfera nel box, nonostante tutto, era parsa meno tesa rispetto agli ultimi giorni di test, e lo stesso Quartararo ha confermato di aver avuto colloqui con i tecnici e gli ingegneri dopo le difficoltà incontrate nei test. “No, penso che non abbiamo ancora una direzione chiara”, ha aggiunto a chi gli chiedeva se il lavoro fosse finalmente indirizzato verso una soluzione, “stiamo solo cercando di trovarne una, ma io sto provando a lavorare al meglio con il team e a fare il massimo”. Un'assenza di rotta che, in un campionato competitivo come la MotoGP, equivale a una condanna a lottare per le retrovie.

Il programma di sviluppo del motore, inoltre, non prevede novità nell'immediato. Il francese ha rivelato che, salvo cambiamenti dell'ultima ora, non ci saranno aggiornamenti al propulsore almeno fino al Gran Premio di Le Mans, saltando quindi le tappe di Brasile, Stati Uniti e Qatar. Un lungo digiuno che rischia di rendere ancora più amara la trasferta thailandese. Nel contesto di un campionato che riparte con Quartararo relegato in sesta fila sullo schieramento, la gestione dell'immagine diventa quindi un aspetto cruciale per un pilota abituato a lottare per le posizioni che contano. La sua riflessione sull'ottimismo malriposto è anche un messaggio lanciato all'esterno, la volontà di non alimentare aspettative che la moto, oggi, non può soddisfare.

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