Meloni e Trump, un patto contro la cultura woke

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il legame tra Giorgia Meloni e gli Stati Uniti ha ormai assunto il carattere di un rapporto strutturato e profondo, un canale privilegiato che, superando le semplici formalità diplomatiche, si consolida attraverso una visione condivisa del mondo e delle sue battaglie culturali. L'ultima conferma, in ordine di tempo, è giunta sabato sera quando la premier ha inviato un video messaggio alla cena di gala del Niaf, la National Italian American Foundation, giunta alla sua cinquantesima edizione; un evento a cui ha partecipato, con un saluto dall'Italia, anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale ha affermato, in un contesto certamente più istituzionale, che "gli italoamericani contribuiscono alla grandezza dell'America".

L'Occidente come orchestra

Nel suo intervento, Meloni ha dipinto un affresco della potenza occidentale, paragonandola a un'orchestra. "La nostra forza, la forza dell'Occidente, nasce da un'eccellenza individuale senza pari. La voce singolare e potente della libertà", ha dichiarato, sottolineando come questa però "si perfeziona solo quando l'intera orchestra suona insieme in un'armonia impeccabile e potente". Questa eredità culturale e valoriale, ha aggiunto, è la ragione per cui "non dobbiamo mai perdere di vista ciò che ci unisce", indicando implicitamente una comune appartenenza che va oltre gli oceani.

L'attacco frontale al "woke"

È proprio partendo da questa premessa che il discorso della leader di Fratelli d'Italia è rapidamente diventato un attacco frontale e diretto contro quelle che ha definito, senza mezzi termini, le forze avversarie. "So che ci sono forze che cercano di dividerci, di ridefinire la nostra storia e di distruggere le nostre tradizioni condivise. La chiamano cultura woke. Cercano di cancellare la nostra cultura. Si sbagliano". Il riferimento polemico, nello specifico, si è concentrato sulle polemiche che in alcune realtà americane circondano il Columbus Day. "Tentare di eliminare il Columbus Day non è solo un attacco a una statua o a una data sul calendario", ha avvertito, interpretando la questione come "un tentativo di cancellare la storia fondativa degli italo-americani" e, in ultima analisi, di "negare il posto duramente conquistato che essi occupano nel tessuto di questa nazione".

L'imbarazzo per un post di Trump

Mentre Giorgia Meloni sfruttava dunque la platea del Niaf per rilanciare la sua crociata ideologica, un altro filmato, rilanciato ieri direttamente dal presidente Donald Trump sul suo social Truth, ha finito per gettare un'ombra di imbarazzo su Palazzo Chigi. L'episodio, del tutto distinto dal video pubblicizzato dagli account vicini al partito di governo, ha introdotto una nota di complicazione in una strategia di comunicazione che mira a presentare l'asse Roma-Washington come monolitico e privo di attriti, mostrando come la gestione di questa speciale relazione possa riservare anche delle asperità.

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