Il Napoli ritrova i suoi lungodegenti: Anguissa e De Bruyne rivedono il campo dopo 117 e 132 giorni
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Redazione Sport
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La partita vinta contro il Torino, al di là dei tre punti che consentono al Napoli di rimanere agganciato al treno di testa in classifica, ha regalato ad Antonio Conte e al suo staff due notizie forse ancor più significative in ottica futura, ovvero i ritorni in campo di Frank Anguissa e Kevin De Bruyne. Il primo, pilastro del centrocampo, non giocava da 117 giorni; per il secondo, l'attaccante belga, lo stop era durato addirittura 132 giornate. Una lontananza forzata dai campi che aveva privato la squadra di due elementi cardine per un intero scorcio di stagione, costringendo l'allenatore salentino a reinventare equilibri e soluzioni tattiche.
Conte, nel commentare la prestazione dei suoi, non ha nascosto un certo sollievo nel rivedere in campo due pedine fondamentali, sottolineando però come la squadra non abbia mai cercato alibi nonostante le assenze pesanti che si sono accumulate nel corso dei mesi. Il tecnico, con un sorriso che trapelava dalle dichiarazioni post-gara, ha ironizzato sul fatto che sembrava non se ne fossero mai andati, salvo poi ricordare amaramente quanto sia stata lunga e complessa la loro assenza, così come quelle di altri compagni. La parola “serenità”, pronunciata più volte, assume in questo contesto un significato profondo: dopo essere stata ostaggio dei referti medici, la squadra può finalmente ricominciare a programmare con una rosa più ampia e competitiva.
Un recupero che profuma di ossigeno puro per il centrocampo e non solo
Se i 45 minuti giocati dal camerunense e gli spezzoni di De Bruyne rappresentano una boccata d'aria fresca, è innegabile che la gestione dell'emergenza abbia lasciato il segno. Conte ha elogiato pubblicamente coloro che in questo periodo hanno “tirato la carretta”, citando le prove magistrali di Gilmour e la duttilità sorprendente di Elmas, capace di interpretare più ruoli senza mai sfigurare. L'allenatore ha ricordato come, nonostante le difficoltà e le assenze che hanno falcidiato l'organico, la squadra sia riuscita comunque a vincere la Supercoppa e a mantenersi in posizioni di classifica tutt'altro che scontate, un segnale di carattere e di forza mentale che va al di là del semplice valore tecnico dei singoli.
La sensazione, analizzando i numeri dei recuperi e le dichiarazioni di Conte, è che il Napoli abbia vissuto una sorta di doppia campagna acquisti: quella estiva, con i volti nuovi, e quella invernale, rappresentata proprio dai rientri dagli infortuni. L'edizione odierna de Il Mattino, nel commentare la sfida del Maradona, si sofferma proprio su questo aspetto, definendo Anguissa e De Bruyne “due anime smarrite e ritrovate” dopo quattro mesi. Una ventata di freschezza che, nelle intenzioni dello staff tecnico, dovrebbe spazzare via gli ultimi timori legati a un finale di gara spesso in sofferenza, come accaduto dopo il gol di Casadei che per un attimo aveva riaperto la partita.
L'attesa per gli altri reduci e la crescita dei nuovi
Oltre ai due rientri già ufficializzati, Conte guarda con ottimismo anche al recupero di Scott McTominay, che potrebbe tornare ad allenarsi con il gruppo già dalla prossima settimana, e attende con fiducia i progressi di altri giocatori attualmente fermi ai box. L'integrazione dei nuovi acquisti, come Alisson Santos, sta procedendo, con l'allenatore che pretende personalità e giocate coraggiose, spronando i giovani a non essere timidi e a osare. La sfida per Conte, adesso, sarà quella di amalgamare i rientri con i giocatori che hanno garantito continuità, trovando il giusto equilibrio per affrontare un finale di stagione che si preannuncia intenso.
In questo clima di ritrovata completezza organica, il Napoli si prepara ad affrontare le prossime sfide con una rosa che torna finalmente ai suoi standard. La speranza, per l'ambiente, è che questo sia solo l'inizio di un periodo di maggiore stabilità, in cui le rotazioni possano alleggerire la pressione su chi ha dovuto sobbarcarsi la stagione quasi in solitudine, restituendo alla squadra quella competitività a tutto tondo che le lunghe assenze avevano inevitabilmente limitato.




