Alfa Romeo celebra il Quadrifoglio con la serie Collezione di Giulia e Stelvio, solo 63 esemplari
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Scienza e Tecnologia
-
Nella gamma Alfa Romeo, un’aura di esclusività avvolge due modelli che hanno scritto pagine recenti della storia sportiva del Biscione. Rientrano in scena, infatti, la Giulia Quadrifoglio e la sua derivata a passo alto, la Stelvio Quadrifoglio, che si presentano ora in una veste ancor più rara e desiderabile: la serie limitata ‘Collezione’. Una tiratura, questa, che si ferma a soli 63 esemplari, numero che evoca con immediatezza l’anno di una svolta cruciale. È proprio nel 1963, infatti, che il Quadrifoglio verde, simbolo di vittoria nato quarant’anni prima sul circuito della Targa Florio per volontà del pilota Ugo Sivocci, abbandonò la dimensione esclusivamente agonistica per approdare su un’autovettura di serie, la Giulia Ti Super, dando inizio a una dinastia ininterrotta di berline ad alte prestazioni.
Un omaggio alla storia in tiratura limitata
La ‘Collezione’, che rappresenta il culmine attuale in termini di contenuto tecnico e finiture per entrambi i modelli, non si limita a essere un esercizio di stile. Costituisce piuttosto una celebrazione tangibile di un’eredità che lega indissolubilmente le vetture stradali più scattanti del marchio alle glorie competitive dei propri antenati meccanici. La decisione di Alfa Romeo di investire su un’edizione così circoscritta, mentre conferma la produzione delle versioni standard almeno fino al 2027, sottolinea la volontà di preservare un’icona ingegneristica ed emotiva, destinandone una piccolissima parte a una clientela che ricerca l’unicità.
Estetica e contenuti per pochi eletti
Pur nel rispetto della linea aggressiva e inconfondibile che caratterizza le due Quadrifoglio, la serie ‘Collezione’ introduce specifici elementi distintivi, sia nell’ambito degli allestimenti interni che per quanto riguarda alcuni dettagli estetici esterni. Queste soluzioni, volutamente esclusive, servono a marcare una differenza sostanziale rispetto alle versioni di serie, trasformando ciascuno dei 63 esemplari in un oggetto da collezione. L’approccio del costruttore, del resto, è quello di coniugare la ferocia prestazionale del motore biturbo V6 da 510 CV con un’aura di raffinatezza selezionata, quasi da oggetto da conservare.
Il simbolo che unisce pista e strada
Il richiamo alla tradizione, in questo caso, non è mai fine a se stesso ma agisce come filo conduttore che lega l’esperienza di guida all’epopea del brand. Quel piccolo trifoglio, che molti credono essere un quadrifoglio portafortuna ma che in realtà nasce da una correzione manuale a un numero, continua a identificare le vetture dove la tecnologia più avanzata si mette al servizio dell’emozione pura. Proporne una tiratura così esigua, per la berlina e per il Suv, significa riconoscere il valore di un simbolo che, attraversando un secolo, ha mantenuto intatto il suo significato primario: indicare le automobili più veloci e rappresentative della casa di Arese, siano esse destinate alla pista o all’asfalto di tutti i giorni.




