Netanyahu: "In Siria il cessate il fuoco si impone con la forza"
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Redazione Esteri
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"Non con le richieste, non con le suppliche: con la forza". Con queste parole, asciutte e perentorie, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha spiegato la ragione del temporaneo ritiro delle truppe siriane dalla provincia di Sweida, a maggioranza drusa, dove per quattro giorni si erano concentrati scontri e bombardamenti. L'intervento di Tel Aviv, che ha incluso raid aerei contro postazioni militari e persino un attacco al ministero della Difesa a Damasco, ha costretto il governo di Assad a fermare l'offensiva.
I drusi, minoranza religiosa radicata tra Siria, Libano e Israele, sono stati al centro della crisi. Netanyahu ha giustificato l'operazione come necessaria per "proteggerli", sebbene il legame tra la comunità e lo Stato ebraico sia storicamente complesso. Le immagini diffuse dall'intelligence israeliana mostravano colonne blindate siriane avanzare verso i villaggi della regione, già teatro di violenze settarie. "Non potevamo permettere che accadesse di nuovo", ha aggiunto il premier, alludendo ai precedenti episodi di repressione.
L'aviazione ha colpito sia milizie irregolari che reparti regolari, in quello che appare come un messaggio chiaro a Damasco e ai suoi alleati. Le dichiarazioni di Netanyahu, rilasciate in un videomessaggio, non lasciano spazio a interpretazioni: "Quando Israele agisce, lo fa con determinazione". La tregua, per ora, tiene, ma nessuno sa per quanto tempo. Intanto, le reti internazionali – da Al Jazeera alla Cnn – si interrogano sulle motivazioni dietro questa escalation, spesso semplificando un conflitto che affonda le radici in decenni di rivalità geopolitiche.




