Pil in crescita e disoccupazione in aumento: i dati Istat del secondo trimestre 2026
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Redazione Economia
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L'Istituto nazionale di statistica ha diffuso le stime preliminari relative all'andamento dell'economia italiana nel secondo trimestre del 2026, dipingendo un quadro che, pur mostrando una crescita del Prodotto Interno Lordo al di sopra delle attese, evidenzia al contempo alcune criticità sul fronte del mercato del lavoro.
Se da un lato il Pil ha registrato un incremento congiunturale dello 0,2% e una crescita tendenziale dell'1%, superando le previsioni degli analisti che si fermavano allo 0,7%, dall'altro i dati sull'occupazione e sulla disoccupazione rivelano dinamiche complesse che meritano un'analisi approfondita.
La crescita del Pil e il ruolo del terziario
Secondo quanto comunicato dall'Istat, la crescita del Pil nel periodo aprile-giugno è stata trainata in modo determinante dal comparto dei servizi, che ha registrato un aumento del valore aggiunto, compensando le flessioni osservate invece nei settori dell'agricoltura e dell'industria. Questa dinamica settoriale ha contribuito a determinare una revisione al rialzo della crescita acquisita per l'intero anno 2026, che sale così allo 0,8%, un dato che tiene conto delle tre giornate lavorative in più rispetto al 2025.
L'analisi della domanda mostra un contributo positivo della componente nazionale al lordo delle scorte, mentre la componente estera netta ha fornito un apporto negativo, segnalando una leggera flessione dell'export.
Le reazioni del governo e degli analisti
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha commentato i dati sottolineando come l'Italia abbia nuovamente superato le aspettative, rivendicando il risultato ottenuto in un contesto internazionale che resta complesso e pieno di incertezze. Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, ha espresso un'opinione analoga, evidenziando la resilienza dell'economia italiana di fronte a uno scenario globale sfavorevole.
Anche gli istituti di ricerca, come Intesa Sanpaolo, hanno preso atto della sorpresa positiva, annunciando una probabile revisione al rialzo delle loro stime per la crescita annuale, che potrebbe attestarsi tra lo 0,7% e lo 0,9%, superando le previsioni iniziali che indicavano un +0,5%.
Le contraddizioni del mercato del lavoro
Contemporaneamente ai segnali positivi provenienti dal Pil, i dati sul mercato del lavoro diffusi dall'Istat per il mese di giugno mostrano un aumento del tasso di disoccupazione, salito al 5,7%, con un incremento di 0,4 punti percentuali rispetto al mese precedente. Questo balzo è attribuibile a una crescita significativa del numero di persone in cerca di occupazione, pari a 97.000 unità, mentre il numero degli occupati è rimasto sostanzialmente stabile, attestandosi a 24 milioni e 310.000 unità, con un tasso di occupazione fermo al 62,9%.
Una dinamica che, come sottolineato da diversi osservatori e sindacati, nasconde un paradosso: sebbene l'occupazione sia ai massimi storici e il tasso di disoccupazione complessivo resti su livelli contenuti se confrontato con il passato, permangono forti criticità legate alla qualità del lavoro e al potere d'acquisto dei salari, ancora inferiori ai livelli del 2021.
Le criticità giovanili e territoriali
Particolarmente preoccupante è la situazione tra i giovani, dove il tasso di disoccupazione è balzato al 18,4%, segnando un incremento di 1,5 punti percentuali su base mensile. Un dato che conferma le difficoltà di inserimento stabile nel mondo del lavoro per la fascia di età 15-24 anni, nonostante il quadro macroeconomico generale appaia in lieve miglioramento.
Le analisi dell'OCSE, inoltre, evidenziano come l'Italia, pur avendo ridotto il tasso di disoccupazione complessivo, resti indietro rispetto ad altre economie avanzate per quanto riguarda la partecipazione al mercato del lavoro, con un divario particolarmente marcato per donne e residenti nel Mezzogiorno. La contrazione degli inattivi tra i 15 e i 64 anni, pari a 103.000 unità, suggerisce che parte di questa riserva di manodopera si stia riattivando, ma le condizioni offerte dal mercato non sembrano ancora in grado di assorbire pienamente questa forza lavoro.
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