Il mio nome è Carlo, primo ciak a Milano per il film su Carlo Acutis con Samuele Carrino
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Sono ufficialmente partite a Milano, lunedì 9 marzo, le riprese de Il mio nome è Carlo, il film per la televisione dedicato alla figura del giovane beato, e da pochi mesi santo, Carlo Acutis. La produzione, frutto della collaborazione tra RTI e Skipless Italia, dà così concretezza a un progetto annunciato nei mesi scorsi da Pier Silvio Berlusconi, che aveva espresso il desiderio di portare sullo schermo la parabola umana e spirituale del ragazzo milanese, spentosi a soli quindici anni per una leucemia fulminante nel 2006. Il Titolo provvisorio della pellicola, Il mio nome è Carlo, suggerisce fin da subito l’intenzione di offrire una narrazione intima e in prima persona, quasi un racconto diretto della sua esistenza, sebbene la regia sia affidata a Giacomo Campiotti, nome noto al grande pubblico per aver diretto, tra gli altri, Braccialetti rossi. Campiotti firma la sceneggiatura insieme a Carlo Mazzotta, e la loro collaborazione punta a ricostruire non solo i fatti, ma l’essenza di un ragazzo che, nato a Londra nel 1991 ma cresciuto nel capoluogo lombardo, è diventato in pochi anni un simbolo per la Chiesa cattolica contemporanea.
La scelta del protagonista è ricaduta su Samuele Carrino, giovane attore di Gallipoli che ha già sperimentato il peso di interpretare figure complesse e delicate. Carrino, infatti, deve la sua notorietà recente al ruolo di Andrea Spezzacatena nel film Il ragazzo dai pantaloni rosa, pellicola che ha affrontato il tema del bullismo e del cyberbullismo e dalla quale è stato tratto anche un musical, portato in scena al Teatro Sistina di Roma con lo stesso Carrino nei panni del protagonista. Un'esperienza, quella, che lo ha costretto a misurarsi con un debutto nel canto e con una responsabilità narrativa non indifferente, preparandolo, in un certo senso, a calarsi nei panni di un altro giovane la cui vita, seppur breve, ha lasciato un segno profondo. Nel film, Carrino interpreterà Carlo all’età di quindici anni, mentre Lucia Mascino vestirà i panni della madre, Antonia Salzano, figura centrale nella divulgazione della memoria del figlio e presente, commossa, alla cerimonia di canonizzazione.
La canonizzazione di Carlo Acutis, avvenuta lo scorso 7 settembre per volontà di Papa Leone XIV, ha rappresentato il coronamento di un percorso di beatificazione seguito con partecipazione da migliaia di fedeli. La cerimonia in Piazza San Pietro, alla presenza di una folla stimata in decine di migliaia di persone e del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha suggellato l’ingresso nell'albo dei santi di un ragazzo che amava i videogiochi, il calcio e l'informatica, e che aveva fatto di Internet uno strumento di evangelizzazione, creando una mostra sui miracoli eucaristici poi diffusa in tutto il mondo. È proprio questo connubio tra fede e modernità, tra quotidianità e straordinarietà, che la fiction di Canale 5 intende esplorare. Il set, dopo le prime battute a Milano, si sposterà ad Assisi, città intimamente legata alla spiritualità di Acutis – ivi sepolto – e divenuta meta di pellegrinaggio per quanti, soprattutto giovani, si riconoscono nel suo esempio.
Tre età per raccontare una santità giovane e contemporanea
La struttura narrativa scelta da Campiotti e Mazzotta per Il mio nome è Carlo si articolerà attraverso tre momenti fondamentali della vita del santo, seguendo la sua crescita e l'evolversi della sua consapevolezza religiosa. Si partirà dal bambino di sei anni, già descritto da chi lo conosceva come animato da una sensibilità fuori dal comune; si passerà poi al ragazzo di undici, curioso e brillante, che inizia a destreggiarsi tra computer e catechismo; per arrivare, infine, al quindicenne al primo anno di liceo, quel Carlo adolescente che, con determinazione, viveva la sua quotidianità con uno sguardo rivolto all'eterno. L'obiettivo dichiarato è quello di restituire un ritratto intimo e contemporaneo, che mostri come la santità possa fiorire nell'era digitale e diventare un punto di riferimento per milioni di giovani, quelli che Papa Leone XIV, durante l'omelia di canonizzazione, ha esortato a non sciupare la vita, orientandola verso l'alto. La pellicola, della durata prevista di cento minuti, andrà in onda prossimamente in prima serata su Canale 5, portando sul piccolo schermo la storia di un ragazzo che, con la sua esistenza, ha contribuito a ridisegnare il volto moderno della Chiesa.




