Giorgia Meloni e il ponte che non regge: nel 2025 vince solo l’astensionismo
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Redazione Esteri
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L’appuntamento con le pagelle di fine anno, consuetudine ormai cristallizzata nel dibattito pubblico, restituisce per il 2025 una fotografia dai toni cupi, dove la politica – a livello nazionale come su quello internazionale – sembra aver perso ulteriormente la sua capacità di incidere sulla realtà. A stravincere, in questa contabilità di consensi e di azioni, non è una forza politica in parlamento, bensì il popolo dell’astensione, quella porzione di elettorato che, scegliendo di non scegliere, si erge a simbolo di una democrazia sempre più passiva e disillusa. Un dato, questo, che certifica l’oscurità di un periodo forse ancor più complicato del precedente, segnato da promesse non mantenute e da un’azione di governo che ha faticato a tradursi in risultati tangibili per i cittadini.
L’ambizione del pontiere e la realtà dell’isolamento
In politica estera, l’anno che volge al termine è stato per il governo Meloni l’anno dell’immobilismo, abilmente mascherato dagli equilibrismi retorici della premier. La sua ambizione dichiarata, quella di fare da “ponte” tra l’Europa della presidente della Commissione Ursula von der Leyen e l’America dell’amico, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, si è rivelata un’operazione di facciata. Concentrandosi sui dossier spinosi dei dazi commerciali e del conflitto in Ucraina, Meloni ha finito per adottare una linea volta soprattutto a compiacere l’alleato americano, una scelta che l’ha posta più volte ai margini del tavolo decisionale europeo, dove i grandi attori del Continente hanno proceduto senza di lei. Il tentativo di mediare, insomma, ha prodotto l’effetto contrario, lasciando l’Italia in una posizione di minor conto rispetto alle sue tradizionali aspirazioni.
Il riconoscimento estero e il paradosso interno
Paradossalmente, proprio mentre il suo peso negoziale in Europa sembrava erodersi, Giorgia Meloni ha ricevuto un cospicuo riconoscimento dalla stampa estera. Il prestigioso Telegraph l’ha infatti inserita tra i “World Leader 2025”, dipingendola come una “guerriera” pragmatica e la nuova guida di riferimento per l’Europa. Gli analisti del quotidiano britannico, James Crisp e Nick Squires, hanno evidenziato come il suo successo risieda in una miscela di coerenza ideologica e astuzia pratica, elementi che le avrebbero permesso di transitare dallo status di outsider della destra radicale a quello di protagonista assoluta. Una narrazione, questa, che stride platealmente con la percezione domestica di un’azione di governo percepita come poco incisiva, soprattutto sul fronte delle riforme interne e della mediazione tra le diverse e talvolta confliggenti anime della sua maggioranza.
Le ombre della cronaca e il lavoro della giustizia
Accanto al dibattito politico, l’anno è stato segnato anche da tragici episodi di cronaca nera che hanno occupato a lungo le prime pagine, sui quali le forze dell’ordine e la magistratura hanno lavorato senza sosta. Le inchieste, condotte con riserbo e determinazione, hanno visto sviluppi giudiziari significativi, portando a chiarimenti su dinamiche complesse che avevano suscitato allarme nell’opinione pubblica. Il lavoro investigativo, spesso svolto lontano dai riflettori, ha rappresentato un presidio essenziale per lo stato di diritto, dimostrando come le istituzioni preposte operino con continuità per fare luce su vicende intricate, al di là del rumore del confronto politico quotidiano.




