Sanremo, nella terza serata vince Nicolò Filippucci tra le Nuove Proposte, ma il caso Dargen D’Amico infiamma la vigilia
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Sul palco dell’Ariston, giovedì 26 febbraio, la macchina del Festival procede spedita verso il suo cuore pulsante, che è poi quello della musica, sebbene a monopolizzare l’attenzione della vigilia, e non solo, ci abbiano pensato vicende del tutto estranee allo spartito. La terza serata della settantaseiesima edizione, condotta come da copione da Carlo Conti affiancato da Laura Pausini, ha visto avvicendarsi gli ultimi quindici Big in gara – da Maria Antonietta & Colombre, che hanno aperto le danze poco dopo le 21, a Sayf, chiuso in tarda notte – ma l’esito delle votazioni, che per questa tornata ha visto il Televoto e la Giuria delle Radio pesare ciascuno per il cinquanta per cento, passerà in secondo piano rispetto alla proclamazione del nuovo vincitore tra le Nuove Proposte. Ed è stato Nicolò Filippucci, con il brano “Laguna”, ad aggiudicarsi la finale della categoria, superando Angelica Bove alla quale, con “Mattone”, sono andati tuttavia i prestigiosi riconoscimenti della critica, ovvero il premio intitolato a Mia Martini e quello della Sala Stampa intitolato a Lucio Dalla.
La replica stizzita di Dargen D’Amico alle accuse del Codacons e il nodo della pubblicità occulta
Eppure, nelle ore immediatamente precedenti l’accensione delle telecamere, a tenere banco nelle sale stampa e nei retroscena non erano né i biglietti da visita dei cantanti né le attese per i superospiti, bensì l’ennesima polemica legata ai confini, sempre labili, tra esposizione mediatica e messaggio promozionale. Il Codacons, com’è noto, aveva preannunciato un esposto nei confronti di Dargen D’Amico, finito nel mirino dell’associazione per aver sfoggiato, durante la sua esibizione, un fiore arancione. Un accessorio, a parere dei consumatori, fin troppo riconducibile a uno degli sponsor del Fantasanremo, quel Bonus Aperol che lega il marchio a un premio speciale. L’artista, nella conferenza stampa di presentazione della serata, non ha nascosto il proprio fastidio, ribattendo con una certa durezza ai giornalisti: «Ma prima di scrivere, fate delle verifiche?», ha domandato retoricamente, negando con decisione l’esistenza di qualsiasi accordo commerciale con l’azienda produttrice dell’aperitivo. «Non ho accordi con nessuno», ha precisato, «ho indossato un fiore. Mi dispiace se ho dato l’immagine sbagliata di uno che beve Aperol perché a me non piace». Una precisazione, la sua, che riapre di fatto il dibattito sulla cosiddetta pubblicità occulta, un tema ciclico quando si parla della ribalta sanremese, e che quest’anno aveva già visto coinvolti, seppur in misura minore, anche altri big come Fedez e Malika Ayane.
Il glamour di Irina Shayk e la comicità di Ubaldo Pantani nel ruolo di Lapo Elkann
In un’atmosfera carica di queste tensioni, l’Ariston ha comunque aperto le sue porte alla varietà dello spettacolo. Accanto al tandem fisso formato da Conti e Pausini, la conduzione si è arricchita della presenza della top model russa Irina Shayk, il cui compito era principalmente quello di portare una ventata di glamour internazionale, e del comico Ubaldo Pantani, chiamato a impersonare con la sua consueta verve Lapo Elkann, figura che si presta a facili e efficaci macchiette. La serata, come da tradizione consolidata, ha mescolato musica e impegno civile: toccante il momento dedicato a Paolo Sarullo, il ragazzo di Albenga rimasto tetraplegico dopo un’aggressione subita nel maggio del 2024, un episodio di violenza giovanile che ha voluto portare all’attenzione del grande pubblico il tema del bullismo. E ancora, spazio alla pace con Laura Pausini che, insieme al Piccolo Coro dell’Antoniano, ha interpretato “Heal The World” di Michael Jackson.
L’atteso duetto tra Eros Ramazzotti e Alicia Keys e gli altri ospiti della serata
Ma il clou, per gli appassionati di musica, era senza dubbio rappresentato dalla doppia presenza dei superospiti internazionali. Eros Ramazzotti, che da questo palco quarant’anni fa trionfò con “Adesso Tu”, è tornato a calcare quelle tavole per condividere un momento che si preannunciava storico: l’esibizione in anteprima mondiale con Alicia Keys. I due, dopo che la cantante statunitense ha voluto sottolineare con orgoglio le proprie origini siciliane, hanno regalato al pubblico una versione inedita de “L’Aurora”, brano intimo del repertorio di Ramazzotti, riadattato in chiave bilingue. Un’esibizione che ha funto da contrappunto musicale alla serata, nella quale non sono mancati i siparietti comici di Virginia Raffaele e Fabio De Luigi, reduci dall’uscita del film “Un bel giorno”, e i collegamenti musicali con l’esterno: i The Kolors da Piazza Colombo e Max Pezzali, presenza fissa di quest’edizione, dalla nave da crociera ormeggiata al largo della città ligure.
La premiazione di Mogol e la classifica provvisoria dei Big
Prima che la notte si facesse fonda, spazio anche alla consegna del premio alla carriera a Mogol, paroliere che ha segnato intere generazioni di cantautori italiani. Un riconoscimento che, insieme alle esibizioni dei quindici Big – tra cui Raf, Francesco Renga, Arisa, Michele Bravi, ma anche i giovani come Tredici Pietro e Eddie Brock – ha scandito i tempi di una maratona che si concluderà solo a notte fonda con la comunicazione, in ordine casuale, dei cinque brani più votati, una classifica provvisoria che inizierà a delineare le gerarchie in vista del gran finale di sabato. Una terza serata, insomma, che ha cercato di trovare un equilibrio tra la sostanza della musica e il rumore di fondo delle polemiche, con il caso Dargen D’Amico destinato probabilmente a proseguire nelle aule giudiziarie, se il Codacons darà seguito al suo annuncio, mentre sul palco l’unica legge era quella, ineffabile, delle sette note.




