Tiziano Ferro rilancia “Xxdono” con Lazza: un quarto di secolo dopo quel no delle etichette
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Redazione Cultura e Spettacolo
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“Quando nel 2001 presentavo questo brano alle etichette in cerca di contratto nessuno voleva firmare quel sound, troppo R’N’B per quel tempo”. A raccontarlo è lo stesso Tiziano Ferro, che oggi, a distanza di venticinque anni esatti da quel rifiuto (trasformatosi poi in un successo epocale), rivendica con lucidità il proprio ruolo di apripista. La nuova versione, intitolata “XXDONO” e pubblicata da oggi, 15 maggio, non è una semplice operazione nostalgia, ma una rivisitazione radicale che include una strofa inedita di Lazza e una strumentale aggiornata firmata dal duo NKO e Zef. Registrata da zero a Los Angeles, dove è stato girato anche il videoclip ufficiale, la traccia celebra i 25 anni di carriera dell’artista, anticipando l’uscita della versione deluxe dell’album “Sono un grande”, attesa per il 22 maggio in digitale e il 29 nei negozi fisici.
L’incontro tra i due artisti, che rappresentano idealmente due epoche diverse della scrittura urban italiana, affonda le radici in una stima reciproca costruita a distanza. Ferro ha ricordato come Lazza lo contattò da giovanissimo sui social, rivelando non solo uno stile rap incisivo ma anche una preparazione musicale da “ottimo musicista”, capace di suonare Mozart all’occorrenza. Un’impressione, quella di Ferro, che si è consolidata vedendo il rapper milanese sul palco del Festival di Sanremo con “Cenere”, definita dallo stesso cantautore come il suo brano preferito di quell’edizione. Per Lazza, d’altronde, mettere mano su un “colosso della musica italiana” – come lui stesso ha definito l’originale – ha rappresentato una sfida carica di responsabilità, consapevole di lavorare accanto a quella che considera a tutti gli effetti una leggenda.
La lunga ombra dell’R’N’B italiano
A riprova di come “Xdono” fosse una scheggia impazzita nel panorama musicale del 2001, è sufficiente analizzarne la struttura originaria. In un’epoca in cui il pop italiano era dominato da acchiudatori e ballate melodiche, Ferro importò un flow ipnotico e sincopato, basato su una ritmica ossessiva che deve molto a produttori internazionali come Timbaland (che l’artista avrebbe poi collaboratore nel 2019). La forza della canzone, che all’epoca sfiorò il terzo posto tra i singoli più venduti in Europa, risiedeva proprio nella sua capacità di meccanizzare il ritmo umanizzando i cliché amorosi, trasformando una semplice richiesta di scusa in un mantra ripetitivo e modernissimo. “XXDONO” certifica, attraverso la lente del 2026, come quel suono fosse già di per sé una profezia.
Un ponte tra due decenni in chiave contemporanea
Se l’originale era una provocatoria lettera di scuse scritta con la “X” al posto del “Per”, la nuova versione trasforma il brano in un dialogo generazionale. Non si tratta di cancellare la memoria del passato – tant’è che il ritornello iconico rimane intatto – ma di leggerla attraverso il linguaggio urbano di oggi. La produzione di NKO e Zef aggiorna le basi senza snaturare l’anima del pezzo, mentre la strofa di Lazza introduce una visione più contemporanea e cinica del rapporto di coppia (“Chiedo scusa ma non chiedo scusa / colpa tua se indosso sempre un’armatura”), in contrasto con la vulnerabilità quasi infantile del testo originale. Il video, girato a Los Angeles e già disponibile sulle piattaforme, sottolinea visivamente questa fusione, ambientando i due artisti in una metropoli che è da sempre crocevia di tendenze musicali.
Il contesto di un ritorno atteso
Questo singolo, che arriva dopo il fortunato feat con Giorgia in “Superstar”, non è che un tassello di un ingranaggio più ampio. L’uscita di “XXDONO” cade infatti a ridosso del tour “Stadi 26”, che vedrà Tiziano Ferro calcare i palchi dei principali impianti sportivi italiani a partire dal 30 maggio, con una prevendita che ha già superato abbondantemente i 400mila biglietti. L’operazione legata a “Sono un grande (Deluxe)” – che conterrà sette nuovi brani e cinque collaborazioni inedite – dimostra la volontà dell’artista di non fossilizzarsi sul proprio passato, ma di utilizzare la propria storia come un cantiere ancora aperto. Se nel 2001 le etichette rifiutavano quel suono “troppo americano”, oggi è lo stesso Lazza a raccontare di come “Xdono” sia un pezzo capace di passare “di madre in figlio”, confermando che la lezione di quel giovane cantante di Latina è ormai parte integrante del DNA della musica italiana.




