La forza di Sofia Goggia: una vittoria che è un manifesto di resilienza

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Un ruggito, che ha squarciato l’aria gelida di Val d’Isere, ha annunciato al mondo non solo un altro trionfo ma una verità ormai cristallina: Sofia Goggia, quando cade, si rialza sempre più forte. La sua vittoria nel SuperG di domenica 21 dicembre, il ventisettesimo successo in Coppa del Mondo, arriva infatti a sollecitare una riflessione più ampia, che travalica il semplice cronometro, dopo la delusione dell’ottavo posto nella discesa libera del giorno precedente. Quella gara, nella quale un errore in un tratto tecnico l’aveva vista “insaccarsi” in una curva e scivolare via, è diventata, nel suo personale vocabolario, nient’altro che “benzina”. Un carburante per la rabbia competitiva che, come dimostrato, sa accendere motori poderosi, trasformando una sconfitta tecnica nel prologo di una vittoria di carattere. Un messaggio chiaro, per chi, ad ogni intoppo, aveva provato a relegarla nel passato.

Il margine e l'importanza della sicurezza

La sua affermazione, peraltro, assume un valore tecnico incontrovertibile, poiché giunta con quel margine di sicurezza che spesso contraddistingue le grandi interpreti. Un dato, questo, che non sfugge agli addetti ai lavori, i quali sottolineano come un simile approccio rappresenti la “vittoria giusta”, frutto non di un azzardo ma di una preparazione meticolosa e di una guida al limite ma controllata. Quell’errore del giorno prima, quel partire “per la tangente”, è stato metabolizzato e corretto nel giro di ventiquattr’ore, dimostrando una freddezza analitica e una capacità di reazione che sono patrimonio esclusivo degli atleti destinati a lasciare il segno. Un weekend, quindi, che per la squadra azzurra ha riservato soddisfazioni anche al maschile, ma che nel settore femminile ha trovato il suo perno indiscusso proprio in Goggia, pronta a essere competitiva a livelli altissimi già una settimana dopo le fatiche di St. Moritz.

Un dialogo a distanza fatto di stima

La sua determinazione, del resto, è un tratto così caratterizzante da essere diventato un esempio anche al di fuori del mondo dello sci. Un rapporto di mutua ammirazione, fatto di messaggi e complimenti a distanza, la lega a Gian Piero Gasperini, l’allenatore che con l’Atalanta ha scritto pagine di storia calcistica. Entrambi, pur senza frequentarsi assiduamente, si citano a vicenda come modelli di quella tenacia e di quello “stile bergamasco” fatto di concretezza e lavoro duro. “Non c’è migliore allenatore”, ha detto di lui la sciatrice, mentre il tecnico ha elogiato in lei una “determinazione straordinaria”. Un dialogo silenzioso tra campioni di discipline diverse, uniti dalla stessa filosofia dell’impegno e della resilienza, che diventa una sorta di sottofondo ideale alle sue imprese sugli sci.

Il contesto di una squadra provata

Il trionfo di Goggia, in ogni caso, risplende ancor di più se calato nel quadro complessivo della nazionale femminile italiana, la cui prima parte di stagione è stata segnata da una vera e propria ecatombe di infortuni. Alla prolungata assenza di Federica Brignone, su cui grava un’attesa spasmodica, si sono infatti aggiunti quelli di Marta Bassino e Marta Rossetti, costrette a saltare l’intera stagione. In un contesto così menomato, il numero complessivo dei podi era destinato a calare, ma le atlete rimaste in gara hanno saputo mantenere, almeno in tre specialità, una dignitosa continuità di rendimento. In questo scenario, lo “sblocco” di Goggia, arrivato dopo un avvio di annata comunque di altissimo livello, assume il valore di un faro, indicando la rotta e tenendo alta la bandiera italiana mentre si attende il rientro delle compagne. Una dimostrazione di leadership, oltre che di talento.

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