Ue, l’ipotesi dell’inviato speciale affossa la partita ucraina. Kallas: «Non saremo mai neutrali»
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Redazione Esteri
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Il dibattito, acceso e già ampiamente destrutturato, sulla necessità di nominare un rappresentante unico dell’Unione europea per aprire un canale diplomatico con Mosca si è concluso in un nulla di fatto.
Al termine della riunione informale dei ministri degli Esteri tenutasi a Cipro, l’Alto rappresentante Kaja Kallas ha infatti disinnescato la proposta, chiarendo come la priorità non sia individuare un nome – tra i papabili circolavano figure del calibro di Mario Draghi o Angela Merkel – ma definire una strategia politica di fondo. agenziagiornalisticaopinione +3
L’Europa, ha scandito la rappresentante, non sarà mai un mediatore neutrale in questo conflitto, perché si schiera chiaramente a fianco di Kiev e intende difendervi i propri interessi strategici.
Una presa di posizione, la sua, che ha di fatto bloccato sul nascere le velleità di chi, come il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, aveva auspicato tempi maturi per il dialogo, spostando l’asse del confronto interno sulla sostanza delle trattative piuttosto che sulle personalità. ilmanifesto +3
La trappola di Putin e le frizioni interne sul tavolo
La frenata di Bruxelles, però, non nasconde le profonde crepe che attraversano i Ventisette. Se da un lato Mosca continua a lanciare inviti al dialogo – il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov ha ribadito di «avere cose di cui parlare» – dall’altro cresce il timore di cadere in una trappola diplomatica orchestrata da Vladimir Putin. euronews +3
«È una trappola in cui la Russia vuole farci cadere, discutiamo su chi debba parlare con loro mentre loro scelgono chi è adatto», ha avvertito Kallas, ricordando come il Cremlino avesse già proposto il nome del controverso ex cancelliere Gerhard Schröder, figura legata agli interessi energetici russi.
A gettare ulteriore benzina sul fuoco è la posizione fermissima dei Paesi baltici e di chi, come l’Estonia, vive la minaccia moscovita sulla propria pelle. euronews +3
Il ministro Margus Tsahkna, alla guida di una nazione che condivide un confine di 294 chilometri con la Russia, ha liquidato l’idea del negoziato: «Putin vuole dividerci con la paura e non è il momento di trattare, dobbiamo aumentare la pressione». Una spaccatura, insomma, tra chi spinge per un coinvolgimento attivo e chi teme che qualsiasi apertura venga interpretata dal Cremlino come un segnale di debolezza. lastampa +3
L'incidente in Romania e la pressione militare come sfondo
Lo scenario sul campo, del resto, contribuisce ad alimentare l’atmosfera di stallo e a rendere ogni mossa diplomatica estremamente scivolosa. La recente incursione di un drone precipitato sul territorio della Romania – un Paese membro della Nato – ha infatti innalzato la tensione a livelli che non si registravano da mesi. ilmanifesto +3
L’episodio, che ha ferito due civili e ha portato Bucarest a espellere il console generale russo a Costanza, è stato immediatamente sfruttato da Mosca come un’occasione per gettare fango sulle dinamiche del conflitto, con Vladimir Putin che ha chiesto di poter ispezionare i rottami prima di riconoscere la paternità dell’attacco.
Per l’Estonia, e per i falchi del blocco, questa è la prova provata che lo Zar non ha alcuna intenzione di raffreddare i toni: «Non è la prima volta che accade – ha commentato Tsahkna – e purtroppo non sarà nemmeno l’ultima. notiziegeopolitiche +3
Putin sembra disperato e nervoso, vuole testare la nostra unità». Un contesto di guerra ibrida che rende la ricerca di un mediatore europeo un’operazione altamente complessa, se non prematura, agli occhi di molti diplomatici. euronews +3
L'adesione di Kiev e la ricerca di una "voce sola"
Nonostante il fallimento dell’ipotesi dell’inviato, l’Unione cerca di non rimanere a guardare, concentrandosi su due fronti paralleli: l’allargamento e le condizioni per un futuro negoziato.
Da una parte, prosegue il pressing per accelerare il percorso di adesione dell’Ucraina, con la Germania che ha proposto soluzioni come lo status di "membro associato" per aggirare i lunghi tempi burocratici.
Dall’altra, si lavora a un documento che stabilisca le "linee rosse" da porre sul tavolo quando – e se – ci si siederà a discutere con Mosca. editorialedomani +3
Kallas ha elencato richieste massimaliste: dal cessate il fuoco incondizionato al ritiro delle truppe russe non solo dall’Ucraina, ma anche da Georgia e Moldova, passando per riparazioni e la fine degli attacchi informatici. «Il fondo è più importante della persona – ha ribadito l'Alto rappresentante –. Dobbiamo discutere gli interessi fondamentali e le richieste chiave che abbiamo per la Russia, perché una volta seduti al tavolo deve essere chiaro che cosa ci facciamo lì». laverita +3
Una strategia, questa, che mira a ricompattare un fronte europeo alla ricerca di una credibilità geopolitica che, dopo anni di guerra al proprio confine, fatica ancora a trovare una voce unica e realmente incisiva. notiziegeopolitiche +3




