È rientrato sulla terra l'astronauta che si è ammalato nello spazio, prima evacuazione medica della Nasa
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Redazione Scienza e Tecnologia
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La capsula Crew Dragon di SpaceX, denominata Endeavour, ha toccato le acque dell'Oceano Pacifico al largo di San Diego, in California, completando in questo modo un rientro straordinario e anticipato dalla Stazione Spaziale Internazionale. A bordo, oltre ai tre compagni di missione, c'era l'astronauta colpito da una patologia seria e di difficile diagnosi, un evento che ha reso necessario l'immediato rientro a Terra e che segna, nei fatti, la prima evacuazione medica della Nasa nello spazio. L'operazione, che si è conclusa con un ammaraggio impeccabile meno di undici ore dopo il distacco dall'avamposto orbitante, interrompe dopo 167 giorni una missione che avrebbe dovuto protrarsi ancora per diverse settimane, dimostrando come le procedure di emergenza, sebbene mai attivate prima in un caso del genere, possano essere eseguite con rapidità e precisione.
Una condizione medica "seria" in orbita
La decisione di richiamare l'intero equipaggio della missione Crew-11 è scattata dopo che uno dei quattro membri, la cui identità è stata giustamente protetta per ragioni di privacy, ha sviluppato una condizione clinica definita "seria" e "difficile da diagnosticare con precisione" dal capo dello staff medico dell'agenzia spaziale americana. La situazione, che rimane stabile grazie alle cure immediate fornite a bordo della Iss, ha presentato caratteristiche tali da rendere necessarie indagini più approfondite e trattamenti specializzati possibili soltanto in un ospedale terrestre. Questo episodio, del resto, sottolinea in maniera inequivocabile le sfide uniche poste dalla medicina spaziale, dove sintomi comuni possono nascondere patologie insidiose, aggravate dall'ambiente di microgravità.
Un evento senza precedenti nella storia della Iss
L'evento assume un significato storico particolare, trattandosi del primo caso, in oltre venticinque anni di attività continuativa della Stazione Spaziale Internazionale, in cui un equipaggio è costretto a rientrare in anticipo a causa di un'emergenza sanitaria che riguarda uno dei suoi componenti. Fino a oggi, pur avendo affrontato inconvenienti medici di varia entità, nessuna missione aveva dovuto essere interrotta per un motivo del genere, un dato che testimonia sia la robustezza dei protocolli sanitari preventivi, sia la fortuna che ha accompagnato le decine di spedizioni precedenti. La scelta di non sostituire soltanto l'astronauta ammalato, ma di far tornare l'intero team, risponde a criteri operativi e di sicurezza ben precisi, legati alla gestione della navetta Crew Dragon e alla logistica complessiva di una sostituzione in orbita, un'operazione che richiederebbe tempi e risorse non immediatamente disponibili.
L'equipaggio della missione interrotta
A bordo della capsula rientrata, oltre all'astronauta in condizioni di salute critiche, vi erano gli altri tre membri dell'equipaggio: gli americani Zena Cardman e Mike Fincke, il giapponese Kimiya Yui dell'agenzia spaziale Jaxa e il russo Oleg Platonov dell'agenzia Roscosmos. Il gruppo, partito dal Kennedy Space Center nello scorso agosto, aveva iniziato la propria permanenza sulla Iss con il consueto carico di esperimenti scientifici e manutenzioni, programmando il rientro per una data successiva all'arrivo del nuovo equipaggio di sostituzione. La loro esperienza, seppur troncata prima del previsto, contribuisce comunque al vasto corpus di conoscenze sulla fisiologia umana nello spazio, un campo di studio che, dopo questo episodio, vedrà senza dubbio un rinnovato interesse per le procedure di diagnosi rapida e di evacuazione d'emergenza.




