Le due anime di Victor Osimhen: il gol alla Juventus senza esultanza per Spalletti e una clausola che ne blocca il ritorno in Italia

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C'è un gesto, a volte, che pesa più di un urlo sotto la curva. È l'immobilità di chi, nel momento in cui affonda chi lo ospitava, decide quasi di chiedere scusa. Victor Osimhen, nella notte dell'Allianz Stadium, ha scolpito la sua doppia verità proprio così, restando fermo. Il suo destro, al primo minuto di recupero dei tempi supplementari, non ha solo firmato il 3-1 che ha spento le residue speranze della Juventus, eliminata dai playoff di Champions League; ha rappresentato il sigillo di una partita – persa sul campo per 3-2 ma vinta sull'aggregato – che il nigeriano ha attraversato come un Corpo estraneo, quasi infastidito dal dover fare male a un ambiente che, per certi versi, sente ancora vicino. “Non sentivo il bisogno di festeggiare”, ha spiegato a caldo, e le sue parole, rimbalzate sui media italiani, rivelano un intreccio di rispetto e insoddisfazione tecnica che va ben oltre la semplice eliminazione.

Il motivo principale di quella mancata esultanza, come ha tenuto a precisare lo stesso attaccante ai microfoni di Prime Video, affonda le radici nel rapporto con Luciano Spalletti. “Credo fosse importante rispettare un uomo a cui voglio bene e che ha avuto un ruolo fondamentale nella mia carriera”, ha dichiarato Osimhen, riferendosi all’attuale tecnico della Juventus -2-4. Con Spalletti, a Napoli, ha condiviso la stagione dello scudetto, quella del 2023, un'annata che ne ha consacrato definitivamente lo status a livello internazionale. Ma la motivazione non è solo personale o sentimentale. Osimhen, pur avendo segnato la rete decisiva, era visibilmente irritato dalla prestazione complessiva del Galatasaray, una squadra che, nonostante l'uomo in più per larghi tratti, si è fatta rimontare tre reti e ha rischiato il tracollo. “Abbiamo giocato male, anche quando loro erano in dieci”, ha aggiunto, “non c'era nulla da festeggiare” -2-9. Un’analisi lucida e autocritica che trasforma quel gol, da apoteosi personale, in un semplice atto dovuto, necessario per non naufragare del tutto.

Un ammiccamento che profuma di mercato, ma si scontra con i numeri

A rendere ancora più densa quella serata torinese ci hanno pensato i dettagli, quei piccoli frammenti che nel calcio alimentano le suggestioni. Prima della partita, le parole di apprezzamento per la Juventus, definite come un club che sarebbe “un privilegio” rappresentare. Durante la gara, la scelta di non esultare. Dopo il triplice fischio, la foto con Alessandro Del Piero, pubblicata su Instagram come un ulteriore segnale di stima verso i colori bianconeri -1. Un quadro che, sulla carta, farebbe pensare a un corteggiamento in piena regola. Eppure, a pochi chilometri dallo Stadium, a Roma e a Napoli, c’è chi sa che questa narrazione romantica si infrange contro un muro contrattuale eretto con la precisione di un notaio. Quando nell’estate del 2025 il Napoli ha ceduto Osimhen a Titolo definitivo al Galatasaray per circa 75 milioni di euro, il presidente Aurelio De Laurentiis ha voluto blindare il futuro, inserendo una clausola che è stata ribattezzata “anti-Italia” -3-5.

La clausola, valida per ventiquattro mesi, impedisce di fatto al Galatasaray di rivendere il nigeriano a un club italiano senza andare incontro a pesantissime penali. Se il trasferimento in Serie A dovesse avvenire entro il primo anno dalla cessione, il club turco sarebbe costretto a versare nelle casse del Napoli una penale di 70 milioni di euro, che scende a 50 milioni nel secondo anno. A questa cifra, tra l’altro, si aggiungerebbe anche il 10% sulla futura rivendita che spetterebbe comunque agli azzurri -1-5. Significa che, per portare Osimhen a Torino prima del settembre 2027, la Juventus dovrebbe sedersi al tavolo con un Galatasaray che, per liberare il giocatore e pagare la multa, chiederebbe una cifra complessiva che si aggirerebbe intorno ai 150 milioni di euro. Una somma che, da sola, rende il dialogo più un esercizio di stile che una reale trattativa.

Un ingaggio fuori portata e la scadenza del decreto crescita

Se la barriera della clausola non bastasse, a rendere l’operazione un miraggio per qualsiasi club italiano ci si mettono anche i numeri dell’ingaggio di Osimhen. L’attaccante guadagna attualmente 15 milioni di euro netti a stagione, cifra che con i bonus può arrivare a toccare i 21 milioni -1-5. Si tratta di uno stipendio che non ha eguali nel panorama della Serie A, dove nessuna società, nemmeno le più blasonate, sarebbe in grado di sostenere un costo così impattante sul monte ingaggi, soprattutto alla luce delle attuali difficoltà economiche e dei bilanci da risanare. A complicare ulteriormente il quadro, come sottolineato da diverse analisi, è venuta meno anche la possibilità di usufruire del cosiddetto Decreto Crescita, quell’agevolazione fiscale che in passato aveva permesso ai club italiani di attrarre grandi campioni offrendo loro ingaggi al lordo più competitivi -1. Senza quel beneficio, lo sforzo per portare Osimhen in Italia sarebbe semplicemente insostenibile.

La suggestione, insomma, resta tale. Il calciatore ha lasciato aperto uno spiraglio con i suoi gesti e le sue parole, dimostrando un attaccamento all’Italia e a figure come Spalletti che il tempo non ha scalfito. Ma il calcio moderno è fatto di clausole, penali e bilanci, e in questo caso la volontà di De Laurentiis di blindare l’ex pupillo per evitare di rafforzare una diretta concorrente è stata ferrea. Fino al 2027, il sogno di vedere Osimhen in bianconero è destinato a rimanere confinato nelle foto ricordo e nei gol non esultati. La porta della Serie A, per lui, è sprangata da un accordo che profuma di rivincita personale del patron azzurro, e alzarla costerebbe molto più di un semplice salto in avanti.

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