L’addio a Benedetta, il parroco ai giovani: “La vita non si getta via”
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Redazione Interno
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La chiesa di San Sabino, a Lecce, si è rivelata troppo piccola per contenere la folla che ha voluto stringersi attorno alla famiglia di Benedetta Daniele, la diciassettenne tragicamente investita da un treno nella stazione di Squinzano giovedì sera. L’atmosfera era quella dei grandi dolori, fatta di silenzi rotti solo dai singhiozzi e dal rumore sordo dei passi su cui si è posata la luce del mattino del 23 agosto.
In prima fila, i genitori Vittorio e Daniela e il piccolo Giorgio, il fratello, protetti da un cordone spontaneo di coetanei, gli stessi ragazzi con cui Benedetta condivideva i banchi di scuola e i sogni di un’estate che si stava esaurendo, e che invece per lei si è chiusa per sempre sul selciato della stazione ferroviaria.
La dinamica dell’incidente e l’ipotesi del cellulare
Secondo le prime ricostruzioni dei carabinieri e della polizia ferroviaria, la giovane era arrivata a Squinzano, un centro a una ventina di chilometri da Lecce, con un obiettivo preciso: fare una sorpresa al fidanzato e incontrare un gruppo di amici. Il suo viaggio, però, si è interrotto bruscamente nei pressi dello scalo ferroviario, dove la ragazza è stata investita da un convoglio in transito.
La dinamica esatta resta al vaglio degli inquirenti, ma l’ipotesi più accreditata è che Benedetta abbia attraversato i binari senza accorgersi dell’arrivo del treno, forse distratta dal telefono cellulare, un elemento che gli investigatori stanno esaminando con attenzione per ricostruire gli ultimi istanti di vita della diciassettenne. La Procura ha aperto un fascicolo per accertare eventuali responsabilità e chiarire se la segnaletica o le condizioni del passaggio a livello abbiano giocato un ruolo in questa vicenda che ha scosso l’intera provincia salentina.
Il rito funebre e l’omelia del parroco Sandro Quarta
Nella chiesa di San Sabino, addobbata con fiori bianchi a contrasto con il rosso acceso di un orsacchiotto di peluche posto accanto alla bara chiara, si è celebrato un rito funebre che ha unito il pianto dei familiari al silenzio rispettoso di centinaia di persone arrivate fin dalle prime ore del mattino. A presiedere la cerimonia, don Sandro Quarta, il parroco che ha scelto di non rifugiarsi in formule consolatorie di circostanza, ma di rivolgere un monito diretto ai giovani presenti.
“Se adesso ci vogliamo chiedere perché, nessuno di noi avrà mai una risposta”, ha esordito nel corso dell’omelia, sottolineando come la fede non possa offrire spiegazioni razionali davanti a una morte così ingiusta e prematura. Il sacerdote ha poi spostato il focus sulla fragilità dell’esistenza, invitando i ragazzi a non gettare via la propria vita, a non sprecarla in distrazioni o in quella leggerezza che spesso trasforma i gesti quotidiani in rischi mortali.
Le sue parole, asciutte eppure cariche di una partecipazione autentica, hanno trovato eco nel pianto sommesso di una comunità che fatica ad accettare l’assurdo di un’esistenza spezzata a diciassette anni, proprio mentre stava per iniziare il suo volo.
Il cordoglio e l’incredulità della comunità leccese
Il feretro è uscito dalla chiesa tra un applauso lungo e soffocato, un gesto che in molti casi accompagna il saluto ai giovani scomparsi, quasi a voler sostituire le parole con un ultimo battito collettivo. Tra i banchi, oltre ai familiari più stretti, erano presenti anche i rappresentanti dell’amministrazione comunale e alcuni insegnanti dell’istituto che Benedetta frequentava, a testimonianza di un legame che andava oltre la cerchia ristretta degli affetti.
La strage silenziosa dei binari torna così a ferire una regione, la Puglia, che già in passato ha pianto vittime di incidenti ferroviari, ma questa volta il volto della tragedia è quello di una ragazza con un orsacchiotto rosso, di un fidanzato che aspettava una sorpresa e non ha ricevuto che una notizia atroce, di genitori che ora si trovano a dover imparare a vivere con un vuoto che nessuna indagine potrà colmare.
Mentre gli inquirenti proseguono il lavoro per stabilire con esattezza la sequenza dei fatti, la città di Lecce si stringe nel ricordo di Benedetta, cercando di trasformare il dolore in un monito collettivo, nella speranza che la sua storia possa diventare un avvertimento per tanti altri ragazzi che, distratti dalla frenesia della vita quotidiana, dimenticano quanto sia sottile il confine tra un gesto e un dramma.
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