La maledizione dell'auto di Elisabetta Piccolotti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Elisabetta Piccolotti, deputata di Alleanza Verdi e Sinistra, continua a essere inseguita dalla polemica sulla sua Tesla, un’auto elettrica da 47 mila euro prodotta dall’azienda di Elon Musk. La vicenda, ribattezzata ormai come il "Tesla-gate", ha trovato nuovo spazio durante la trasmissione DiMartedì su La7, dove il conduttore Giovanni Floris non ha resistito alla tentazione di lanciare una battuta ironica. Presentando Piccolotti tra gli ospiti, Floris ha esordito con un sorriso: «Intanto una domanda: è venuta in taxi, spero». La risposta della deputata, pronta e altrettanto scherzosa, non si è fatta attendere: «Sì, ma era una Tesla».

La questione, emersa nelle scorse settimane grazie a un’inchiesta de Il Foglio, riguarda l’acquisto dell’auto da parte di Piccolotti e del marito, Nicola Fratoianni, leader di Sinistra Italiana e anch’egli deputato dello stesso gruppo parlamentare. I due, messi sotto i riflettori per una scelta che alcuni hanno definito incoerente con i principi ambientalisti e di sobrietà che professano, si sono difesi sostenendo di essere stati, in un certo senso, "fregati". Una giustificazione che, tuttavia, non ha placato le critiche né fermato il fiume di ironia che ne è seguito.

Durante la stessa puntata di DiMartedì, anche i comici Luca e Paolo hanno preso di mira la coppia, ridicolizzando la situazione con una satira pungente. «Si viene a sapere che in casa Fratoianni c’è una Tesla, li attaccano e loro si difendono dicendo “Siamo rimasti fregati”. Ma in che senso?», hanno chiesto provocatoriamente, aggiungendo con sarcasmo: «Forse se suoni il clacson...».

Il siparietto televisivo, seppur leggero, ha riportato l’attenzione su un tema che, al di là delle risate, solleva interrogativi più ampi. L’acquisto di un’auto di lusso, seppur elettrica, da parte di esponenti politici che si battono per la riduzione delle disuguaglianze e la sostenibilità ambientale, ha suscitato perplessità e acceso un dibattito sulla coerenza tra ideali e scelte personali. Piccolotti, dal canto suo, ha cercato di sdrammatizzare, ma la Tesla sembra ormai essersi trasformata in un’ombra che la segue, diventando un simbolo involontario di una contraddizione che, volontaria o meno, continua a far discutere.

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