Allarme Escherichia coli nei McDonald's, cipolle sotto accusa
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Redazione Economia
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Un recente focolaio di Escherichia coli ha scosso gli Stati Uniti, coinvolgendo la catena di fast food McDonald's. Dal 27 settembre, sono stati registrati 49 casi di infezione in vari stati, con un caso particolarmente grave che ha portato alla sindrome emolitico-uremica, una condizione che può causare insufficienza renale a causa di coaguli di sangue negli organi. Purtroppo, un uomo anziano del Colorado è deceduto a seguito dell'infezione.
Le indagini condotte dal Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno rivelato che il batterio Escherichia coli non è stato trasmesso dalla carne, come inizialmente ipotizzato, ma dalle cipolle fresche utilizzate nei panini Quarter Pounder. Questo ha portato a una revisione del menù in dodici stati americani, con l'eliminazione temporanea delle cipolle incriminate.
Dal 22 ottobre, giorno della prima segnalazione ufficiale da parte dei CDC, sono stati segnalati 26 nuovi casi, di cui 12 hanno richiesto il ricovero ospedaliero. Inoltre, altri tre stati sono stati colpiti dall'epidemia, portando il totale a dodici stati coinvolti. La situazione ha suscitato preoccupazione tra i consumatori e ha messo sotto pressione McDonald's, che sta collaborando con le autorità sanitarie per risolvere il problema e garantire la sicurezza dei propri prodotti.
L'epidemia ha avuto un impatto significativo sulla catena di fast food, che ha dovuto affrontare non solo le conseguenze sanitarie, ma anche quelle economiche e reputazionali. La vicenda ha sollevato interrogativi sulla sicurezza alimentare e sull'importanza di controlli rigorosi nella filiera produttiva.




