La Juventus si ferma ancora, il Como passa allo Stadium: 2-0 firmato Vojvoda e Caqueret
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Redazione Sport
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Una domenica che si preannunciava di riscatto si è trasformata nell’ennesima serata amara per Luciano Spalletti e la sua Juventus, battuta in casa per 2-0 da un Como cinico e ben organizzato. La squadra di Cesc Fabregas, nonostante l’assenza pesante dello squalificato Nico Paz, ha confermato la propria solidità e si è portata a un solo punto in classifica dai bianconeri, approfittando in maniera chirurgica delle fragilità tecniche e mentali mostrate dagli uomini di Spalletti. Una partita, quella andata in scena all’Allianz Stadium, che ha riportato alla mente dei tifosi lariani un’eco lontana, ovvero quell’1° aprile del 1951 quando il Como vinse per 3-0 in casa della Juventus con una autorete di Manente e una doppietta di Ghiandi: un’attesa durata quasi 75 anni che si è finalmente conclusa.
L'undicesima notte fonda: papere e contropiedi letali
Il copione della partita si è scritto, in parte, già dopo undici minuti, quando un errore banale in fase di impostazione di Weston McKennie ha innescato la ripartenza del Como. Mergim Vojvoda, ex di turno, ha ricevuto il pallone sulla destra e ha concluso con un tiro potente ma centrale, sicuramente non irresistibile, che Michele Di Gregorio ha inspiegabilmente respinto con un movimento goffo del braccio sinistro, permettendo alla sfera di insaccarsi alle sue spalle. Un episodio che ha messo in luce lo stato confusionale dell’estremo difensore, già contestato e protagonista in negativo nelle scorse uscite, e che ha gettato la squadra nello sconforto. I bianconeri, dopo le cinque reti incassate in Turchia contro il Galatasaray, hanno palesato tutte le loro insicurezze: un dato su tutti racconta che per la tredicesima volta in questa stagione gli avversari sono andati a segno con il primo tiro nello specchio della porta -1-3. La reazione della Juventus è affidata a qualche timido tentativo di Lois Openda e a un paio di sgroppate di Kenan Yildiz, che però non riescono a scalfire la concentrazione di Jean Butez, portiere del Como. Poco prima dell’intervallo, è ancora Di Gregorio a rischiare grosso, uscendo a vuoto su un retropassaggio sanguinoso di Teun Koopmeiners: Lucas Da Cunha prova il pallonetto da lontano, ma la palla si stampa sulla traversa salvando i padroni di casa.
Nella ripresa il raddoppio spegne le speranze bianconere
A inizio secondo tempo, Spalletti prova a cambiare volto alla manovra inserendo Francisco Conceicao al posto di Fabio Miretti, un tentativo di dare più imprevedibilità alla fase offensiva. La Juventus, però, non riesce a costruire azioni pericolose e dopo un quarto d’ora arriva il colpo del ko. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo battuto male dai bianconeri, il Como riparte in contropiede con una velocità impressionante: Sergi Roberto apre per Da Cunha, che mette al centro un rasoterra teso per l'accorrente Maxence Caqueret, il quale, lasciato colpevolmente solo, deve solo depositare la palla in rete a porta vuota per lo 0-2 -1-5. I cambi di Spalletti, con l'ingresso di Boga e di un non perfetto Jonathan David, non sortiscono gli effetti sperati. Koopmeiners colpisce un palo su punizione, ma è l'ultimo sussulto di una squadra che appare mentalmente fuori gara, incapace di reagire e di riconoscere le proprie qualità, come ammesso poi dallo stesso allenatore a fine partita -4.
Fabregas sorride, Spalletti parla di testa e convinzione
Per Cesc Fabregas, il successo dello Stadium rappresenta una pietra miliare nel suo percorso da allenatore, una dimostrazione che la sua idea di calcio può competere su palcoscenici importanti anche senza il suo faro, Paz. La sua squadra ha giocato con ordine, pressing alto e ripartenze fulminee, meritando ampiamente i tre punti che proiettano i lariani in piena corsa per un sogno europeo. Dall'altra parte, Luciano Spalletti ha analizzato la sconfitta nei termini di una fragilità psicologica ormai endemica. "Diventa fondamentale l’aspetto psicologico", ha dichiarato il tecnico, sottolineando come la mancanza di compattezza e stabilità finisca per condizionare ogni aspetto del gioco, impedendo alla squadra di andare a riconoscere le qualità che pure ci sono e che erano emerse in precedenza -4. Una crisi di identità e di risultati, questa, che rischia di compromettere in maniera definitiva la rincorsa alla zona Champions League.




