La sfida interiore di Sofia Goggia: quando la mente ha domato la paura per conquistare la Coppa del mondo di superG
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Redazione Sport
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La forza non solo della tecnica ma anche quella della mente. Anzi, nella circostanza specifica soprattutto quest’ultima. Perfino una campionessa che nella carriera ne ha vissute di ogni — dai grandi successi, alle sconfitte cocenti, ai tanti infortuni e alle puntuali, riuscite ripartenze — si è dovuta misurare con una situazione tutto sommato nuova: gestire dubbi e insicurezze alla vigilia della gara che assegnava la Coppa del Mondo di superG e che la vedeva favorita grazie ai 63 punti di vantaggio su Alice Robinson. A Sofia Goggia sarebbe bastato un piazzamento tra le prime sei per portare a casa la sfera di cristallo, quella che le mancava per completare il suo palmarès nelle discipline veloci dopo le quattro già vinte in discesa libera. Eppure, quando domenica si è presentata al cancelletto di partenza sull’Olympiabakken di Kvitfjell, l’azzurra delle Fiamme Gialle non ha fatto calcoli: ha attaccato, ha preso dei rischi, ha voluto vincere per dare una prova di forza agli altri e, soprattutto, a se stessa.
L’assedio dei pensieri: la pressione nei giorni precedenti
A raccontare lo stato d’animo nelle ore che hanno preceduto l’ultimo superG stagionale è stata la stessa Goggia al traguardo, con le lacrime agli occhi e le mani a coprirsi il volto prima ancora di sapere il responso della sua unica rivale rimasta in classifica. “È stata una liberazione”, ha spiegato ai microfoni. “La pressione era dentro di me. Ho avuto paura di non farcela: sarebbe bastato un errore. Sì, il dubbio c’era. Ma al cancelletto di partenza ho ricordato tutte le mie qualità, stava solo a me disputare una bella prova”. A rendere più complesso il momento, aveva contribuito il precedente fine settimana in Val di Fassa: tre gare, due discese e un superG, nelle quali la bergamasca non era riuscita a trovare la giusta sensazione sugli sci. “Non stavo in piedi”, ha ammesso con sincerità. Lì, in quella località dolomitica, si era consumato il momento più critico della sua rincorsa al trofeo, quando la neozelandese Robinson aveva rosicchiato preziosi punti e l’azzurra, nonostante un parziale salvataggio della compagna Asja Zenere, aveva imboccato un tunnel di incertezza che l’avrebbe accompagnata fino alla partenza in Norvegia.
Il lavoro sull’hard disk emotivo: l’alleanza con la psichiatra
In questi anni Sofia ha svolto un percorso mentale parallelo a quello agonistico, affidandosi non a un semplice mental coach ma a una psichiatra. Un’alleanza che non ha mai voluto spiegare nei dettagli, ma che — come si è visto nella gestione di questa pressione senza precedenti — ha permesso di scandagliare gli strati più profondi del carattere e del modo di vivere la competizione. Scrutare nell’hard disk della mente ha aiutato a creare un argine rispetto all’incertezza incombente. Lei stessa ha rivelato che al momento del via erano più i flash luminosi delle sue grandi giornate rispetto alle ombre di un possibile deragliamento. La vittoria numero 29 in Coppa del Mondo, la decima in superG, è arrivata con il tempo di 1’29”23, staccando la svizzera Corinne Suter di 32 centesimi e la tedesca Kira Weidle-Winkelmann di sei decimi. Sulla neve bagnata di primavera, con la pista che imponeva scelte audaci, Goggia ha dominato nella parte centrale e in quella finale, lì dove si sono giocate le differenze decisive.
La dicotomia di una campionessa: tra fragilità e forza
La dicotomia che continua a esistere nell’anima a volte contrastata di “nostra signora della velocità” trova conferma anche nelle parole spese dopo il trionfo. “Sono molto felice ma anche molto provata”, ha detto, chiedendo scusa per essere stata “scorbutica” nei giorni precedenti con chi le stava intorno. Non è stata certo una stagione facile per la trentatreenne bergamasca, che dopo l’argento olimpico in discesa a Pechino 2022 e il bronzo conquistato a Milano Cortina pochi mesi fa, ha dovuto fare i conti con una disciplina, la discesa, nella quale ha vinto meno del solito e di quanto lei stessa si aspettasse. Il superG, invece, le ha regalato una continuità mai vista prima: tre vittorie, altri due podi e piazzamenti sempre tra le prime dieci in tutte le otto gare stagionali. Con 549 punti finali contro i 386 di Robinson, Goggia ha chiuso i conti in anticipo, diventando la seconda italiana dopo Federica Brignone (che aveva vinto nel 2022) a sollevare la coppa di specialità nella più moderna delle discipline veloci.
Il peso del favore del pronostico e la risposta sul campo
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non era una situazione ideale quella che si è presentata a Sofia sulla Olympiabakken. In agguato c’era sempre il rischio dell’errore, e alla sua mente dev’essere passato prima di tutto il ricordo della scivolata che ai Giochi di Milano Cortina, proprio in questa specialità, le era costata un podio sicuro e probabilmente la medaglia d’oro (poi vinta dalla Brignone). Gestire il vantaggio, per un’atleta abituata a spingere al limite, a volte si rivela più complicato che inseguire. Ma lei ha ribaltato la prospettiva: “Quando hai pressione, devi gestirla. Sono felice del risultato”. E nel momento in cui ha visto la luce verde al traguardo, con sei decimi di margine, si è detta che forse sei atlete non avrebbero potuto scavalcare quel tempo. L’Italia dello sci, intanto, festeggiava il terzo successo in tre gare nel weekend norvegese, dopo la Coppa di discesa conquistata da Laura Pirovano e la vittoria di Dominik Paris tra gli uomini. Per Sofia Goggia, adesso, c’è tempo per staccare la spina, finire la laurea triennale in Scienze Politiche alla Luiss di Roma, e ricaricare quella benzina emotiva che in questa prima domenica di primavera sembrava essersi definitivamente esaurita.
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