Palermo a Roma per l'assemblea dell'European Football Clubs, Ceferin: "Mai una competizione per 12 club"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   In un momento di profondo mutamento per gli equilibri del calcio continentale, l’Hotel Roma Cavalieri ha ospitato l’assemblea generale dell’European Football Clubs, l’organismo che, ereditando le funzioni della precedente ECA, riunisce e tutela gli interessi di oltre ottocento società provenienti da ogni angolo d’Europa. Alla tre giorni di lavori, inaugurata martedì e concepita come fondamentale piattaforma di confronto, ha preso parte attiva anche il Palermo, rappresentato dal presidente Dario Mirri e dall’amministratore delegato, a testimonianza di un’appartenenza a un sistema calcistico che ambisce a essere unitario. La hall dell’albergo, dove erano esposti i trofei delle principali competizioni UEFA nonché quello del rinnovato Mondiale per Club, ha fatto da cornice a un incontro che ha visto la presenza di numerose personalità di spicco, da Nasser Al-Khelaifi al presidente della FIFA, atteso nel corso della giornata, in un fitto calendario di incontri e discussioni.

La posizione netta di Ceferin sul futuro delle competizioni

Al centro dei dibattiti, che hanno inevitabilmente attraversato le recenti tensioni e le proposte di riforma del calcio, si è eretta con forza la voce del presidente UEFA Aleksander Čeferin, il quale, intervenendo pubblicamente, ha categorizzato ogni ipotesi di collaborazione con la società A22, promotrice del progetto di Superlega. "L'Europa", ha affermato con decisione Čeferin, "definisce degli standard quando si parla di calcio mondiale e, nonostante i tentativi esterni di riformare il nostro sport, noi non organizzeremo mai una competizione per 12 club". Una dichiarazione che, chiudendo definitivamente la porta a qualsiasi forma di torneo elitario e secessionista, ribadisce i principi di un organismo che, dopo la riforma della Champions League attuata la scorsa stagione proprio in risposta alla crisi innescata da alcuni club, intende marcare con ancora maggiore vigore la propria linea.

Un calcio inclusivo come risposta ai tentativi di scisma

La fermezza del numero uno dell’UEFA non si è limitata a una semplice sconfessione dei piani per una superlega privata, ma ha articolato una visione positiva e alternativa per il futuro del calcio. Promuovendo un modello di sviluppo "inclusivo", che Čeferin ha definito "un'ancora nei momenti difficili che viviamo", l’organismo di governo del calcio europeo pone l’accento sulla necessità di preservare un ecosistema sportivo dove trovano spazio, oltre ai colossi del pallone, anche le realtà di dimensioni minori. La partecipazione di un club come il Palermo all’assemblea, del resto, sembra incarnare proprio questo principio, dimostrando come la platea degli associati all’EFC sia vasta e composita, capace di riunire under diverse per storia e bilancio attorno a un tavolo comune.

Il contesto internazionale e la nuova geografia del potere

L’evento romano, al di là delle dichiarazioni ufficiali, ha offerto uno spaccato della nuova geografia del potere calcistico, con la presenza di figure chiave della governance internazionale e dei rappresentanti di club le cui sorti finanziarie e sportive influenzano gli assetti globali. La scelta della capitale italiana come sede dell’incontro non è stata casuale, considerando il peso tradizionale del calcio italiano in Europa e il ruolo che il paese ha avuto, suo malgrado, nelle recenti polemiche sulla Superlega. In questo quadro, l’EFC si consolida come il principale forum di dialogo tra i club e le istituzioni, un luogo dove si discutono, in maniera collettiva, le sfide che attendono lo sport più popolare al mondo, dalla sostenibilità economica all’integrità delle competizioni.

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