Obsidian ed Epic Games, due visioni sull'uso dell'IA nei videogiochi

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il dibattito sull'impiego dell'intelligenza artificiale nello sviluppo dei videogiochi continua ad accendere gli animi, dividendo chi la considera uno strumento inevitabile per l'ottimizzazione dei processi e chi, invece, ne teme l'applicazione in ambiti prettamente creativi. Mentre i grandi colossi guardano a questa tecnologia come a una leva per contenere costi e tempistiche, all'interno degli studi serpeggia un comprensibile scetticismo, che si traduce in posizioni talvolta diametralmente opposte. Due voci di rilievo, come quella di Brandon Adler di Obsidian e Tim Sweeney di Epic Games, hanno recentemente delineato due filosofie di lavoro distinte, sebbene entrambe partano dalla constatazione di un fenomeno ormai inarrestabile.

Il punto di vista di Obsidian: l'identità creativa non si delega

Brandon Adler, durante la sua partecipazione al podcast My Perfect Console, ha offerto una riflessione maturata mentre dirigeva lo sviluppo di The Outer Worlds 2, sottolineando come per uno studio come Obsidian non avrebbe alcun senso strategico "appaltare all'IA le cose in cui eccelle". Il cuore della produzione, rappresentato dalla progettazione delle missioni, dalla caratterizzazione dei personaggi e dalla scrittura delle storie, costituisce un patrimonio di competenze che, a suo avviso, deve rimanere saldamente nelle mani del team interno. Questa presa di posizione, che esclude categoricamente l'uso di strumenti generativi per i pilastri narrativi del gioco, delinea una precisa gerarchia di valori dove la tecnologia è al servizio dello sviluppo ma non ne sostituisce l'anima.

La posizione di Epic Games: etichettare l'IA è "insensato"

All'estremo opposto dello spettro si colloca l'opinione di Tim Sweeney, fondatore e amministratore delegato di Epic Games, il quale ha duramente criticato l'obbligo per gli sviluppatori di segnalare l'utilizzo dell'intelligenza artificiale. Intervenendo su X in risposta a un thread avviato dall'ex sviluppatore di Unreal Engine Matt Workman, Sweeney ha definito "insensata" la pratica di applicare etichette come "Made with AI" sui marketplace digitali, sostenendo con decisione la loro rimozione. La sua argomentazione, di carattere fortemente pragmatico, si basa sulla convinzione che segnalare l'AI sia un attimo poco lungimirante, destinato a perdere rapidamente di significato.

Una tecnologia destinata a diventare ubiqua

Secondo il CEO di Epic Games, trattare l'intelligenza artificiale come un componente eccezionale da evidenziare al consumatore è un errore concettuale, poiché essa è destinata a permeare ogni aspetto dello sviluppo, diventando onnipresente al pari di altre innovazioni tecniche ormai date per scontate. Paragonandone l'evoluzione a quella di tecnologie come la motion capture o i motori grafici, Sweeney prevede che, nel giro di pochi anni, dichiararne l'uso sarà superfluo, in quanto non esisterà più una distinzione netta tra ciò che è stato creato con il suo supporto e ciò che non lo è. Una prospettiva, questa, che guarda a un futuro in cui l'IA sarà semplicemente un altro strumento nel toolbox degli sviluppatori, la cui segnalazione apparirebbe presto anacronistica e priva di un reale valore informativo per l'utente finale.

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