Grecia, sciopero generale contro la riforma delle 13 ore di lavoro

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Migliaia di lavoratori hanno incrociato le braccia, paralizzando i trasporti e i servizi essenziali, in una vigorosa protesta contro il disegno di legge sul lavoro sostenuto dall'esecutivo conservatore di Kyriakos Mitsotakis. La misura, che non ha ancora una data certa per la discussione in aula, prevede la possibilità, in determinate condizioni, di estendere la giornata lavorativa fino a tredici ore per un unico datore di lavoro, una prospettiva che i sindacati greci considerano un vero e proprio smantellamento dei diritti fondamentali.

Protesta di massa paralizza il paese

La Confederazione dei lavoratori greci e quella dei dipendenti pubblici, le quali hanno indetto lo sciopero, hanno fatto sentire la propria voce attraverso un'astensione di massa che ha colpito settori nevralgici dell'economia nazionale. I trasporti, in particolare, hanno subito interruzioni gravose, con i traghetti che collegano le isole alla terraferma bloccati e le reti metropolitane e automobilistiche delle principali città ridotte all'osso per l'intera giornata, lasciando molti pendenti a piedi e segnando di fatto l'adesione popolare alla mobilitazione.

Una riforma anacronistica e i rischi per i lavoratori

Mentre a livello internazionale il dibattito si volge ormai verso la riduzione dell'orario e la ricerca di un migliore equilibrio tra professione e vita privata, la proposta del governo greco appare, a molti osservatori, come un anacronistico passo indietro. Il testo legislativo, che affronta anche la spinosa questione dell'età pensionabile, spostandola fino a settantaquattro anni, viene percepito come una forzatura che ignora del tutto i rischi connessi all'esaurimento psicofisico dei lavoratori.

La reazione politica e la difesa delle conquiste sociali

Le reazioni politiche non si sono fatte attendere, con l'opposizione che ha lanciato un duro j'accuse contro l'operato dell'esecutivo, definendolo "distruttivo" e chiedendone le dimissioni. Le piazze greche, riempite da una folla determinata, hanno così manifestato un dissenso che travalica la semplice contrarietà a una norma, configurandosi piuttosto come una difesa appassionata di conquiste sociali che si ritenevano ormai consolidate e che, invece, appaiono oggi seriamente minacciate.

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