Windows 11, come risolvere i rallentamenti causati da Bing e dall'indicizzazione
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Mentre Microsoft continua a distribuire aggiornamenti significativi per il suo sistema operativo, alcune impostazioni predefinite di Windows 11, sebbene progettate per potenziare l'esperienza utente, finiscono talvolta per rappresentare un freno alle prestazioni, specialmente su macchine meno recenti o di fascia bassa. L'auto-discovery di Esplora file, un processo che analizza costantemente il contenuto delle cartelle per agevolare ricerche e operazioni successive, può trasformarsi in un collo di bottiglia quando si ha a che fare con directory che contengono centinaia, se non migliaia, di file. La ricerca online integrata nel menu Start, che si appoggia inesorabilmente al motore di ricerca Bing, contribuisce a sua volta a sottrarre risorse preziose, richiedendo un accesso continuo alla rete e processando dati che, per molti, risultano superflui. Queste due funzionalità, presenti anche nelle prossime versioni 24H2 e 25H2, sono dunque al centro dell'attenzione di quanti cercano di spremere ogni goccia di potenza dal proprio computer.
Disattivare le funzioni più onerose
Per mitigare l'impatto dell'indicizzazione intensiva, è possibile intervenire attraverso un comando PowerShell eseguito con privilegi di amministratore. Disabilitando il servizio di "indicizzazione contenuto", si alleggerisce il carico sul sistema, sebbene ciò comporti, come conseguenza diretta, tempi di attesa leggermente più lunghi durante le ricerche locali all'interno di Esplora file. Un compromesso che, su hardware datati, molti sono disposti ad accettare pur di guadagnare fluidità generale. Allo stesso modo, la ricerca online tramite Bing può essere silenziata agendo sulle impostazioni di privacy e ricerca, un'operazione che non solo preserva risorse di sistema ma che incontra anche il favore di coloro i quali preferiscono non vedere i risultati del motore di Microsoft mescolarsi a quelli dei propri file personali.
La nuova stretta di Microsoft sulla sicurezza
Parallelamente alle questioni legate alle prestazioni, Microsoft ha introdotto un requisito di sicurezza stringente che colpisce le installazioni clonate. Con le build più recenti di Windows 11, l'azienda ha infatti bloccato la possibilità per macchine con lo stesso Security Identifier di autenticarsi su domini di rete o di accedere a risorse condivise, una mossa che mira a contrastare l'utilizzo di immagini sistema duplicate senza il corretto utilizzo dello strumento ufficiale di preparazione, sysprep. Questa politica, che alcuni potrebbero percepire come un'invasione di campo, è in realtà finalizzata a prevenire conflitti e vulnerabilità derivanti da identità non uniche, un problema annoso in ambienti aziendali dove la clonazione indiscriminata è stata a lungo una pratica comune, sebbene sconsigliata.
Attenzione agli strumenti di terze parti
Nel tentativo di ottimizzare ulteriormente il proprio sistema, molti utenti si rivolgono a tool di terze parti che promettono interventi rapidi e risolutivi; è il caso, per citarne uno, di Flyoobe. Tuttavia, è fondamentale prestare la massima attenzione alla provenienza di questi software, scaricandoli esclusivamente da fonti ufficiali e certificate, poiché versioni modificate o malevole potrebbero nascondere minacce alla sicurezza o alla stabilità dell'intera installazione. L'approccio più sicuro rimane dunque quello di servirsi degli strumenti integrati nel sistema operativo o di script PowerShell verificati, i quali, sebbene richiedano un livello di confidenza tecnica leggermente superiore, offrono un controllo granulare senza introdurre rischi aggiuntivi.




