Quando "el Pollo" testimoniava in Italia, tra diffamazione e carte false
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Redazione Esteri
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La giustizia italiana conosce già Hugo Armando Carvajal, il militare noto come "el Pollo" che oggi si trova al centro della macchina accusatoria dell'amministrazione Trump contro Nicolás Maduro. Quella conoscenza, maturata in anni passati, non lascia un ricordo positivo. Un documento falso e una condanna per diffamazione, infatti, hanno segnato il suo percorso nelle aule di giustizia del nostro paese, dove la sua credibilità come teste fu seriamente compromessa dopo un interrogatorio condotto all'estero da magistrati italiani. Questi precedenti, che risalgono al 2020, gettano una luce particolare sulla solidità delle dichiarazioni che ora vengono portate sul tavolo dei procuratori statunitensi, i quali, va ricordato, hanno recentemente operato una parziale ma significativa retromarcia sulle accuse più eclatanti.
Il processo a New York e la retromarcia sul "cartello"
A New York, intanto, Maduro e sua moglie sono comparsi in tribunale, dichiarandosi non colpevoli di fronte ai quattro capi d'accusa ancora pendenti. Fuori dal palazzo di giustizia non sono mancate le proteste, in un clima teso che riflette la profonda divisione politica attorno alla figura del leader venezuelano. In una mossa clamorosa, i pubblici ministeri hanno infatti abbandonato l'affermazione cardine secondo cui Maduro avrebbe guidato un'organizzazione narcotrafficante vera e propria, il cosiddetto Cartel de los Soles. Pur mantenendo l'accusa di aver partecipato a una cospirazione per il traffico di droga, il Dipartimento di Giustizia ha quindi smontato la ricostruzione più sensazionale, quella che dipingeva il Venezuela come uno Stato narcotrafficante diretto dall'uomo forte di Caracas.
La complessa partita politica dentro e fuori Caracas
Mentre a New York si svolge l'udienza, la scena politica venezuelana dimostra tutta la sua intricata complessità. Maduro, dal banco degli imputati, ha rivendicato con forza la propria legittimità, affermando "il presidente resto io". Tuttavia, proprio in queste ore, la vicepresidente Delcy Rodríguez, nominata presidente ad interim in seguito all'arresto del leader, ha lanciato un messaggio inaspettato agli Stati Uniti, esortandoli a "lavorare insieme". Una dichiarazione che, se da un lato sembra aprire uno spiraglio di dialogo con l'amministrazione Trump, dall'altro non si traduce in alcun mutamento visibile all'interno della struttura di potere di Caracas, dove le figure chiave del regime restano saldamente al loro posto, a controllare le leve fondamentali dello Stato e delle forze armate.
Le ombre sul testimone e il futuro dell'inchiesta
Lo sviluppo del processo sarà quindi influenzato non solo dalle prove materiali, ma anche dalla credibilità dei testimoni chiamati a deporre. Il passato giudiziario di "el Pollo" in Italia rappresenta, in questo senso, un elemento di cui la difesa potrà certamente avvalersi per mettere in dubbio la consistenza delle accuse. Quel precedente, caratterizzato da dichiarazioni che portarono a una condanna per diffamazione e all'emergere di documenti falsi, resta come un'ombra lunga sulla sua figura. La retromarcia americana sulla natura di "cartello" attribuita all'organizzazione accusata ridisegna, intanto, i confini stessi dell'impianto accusatorio, costringendo a una valutazione più strettamente giuridica dei fatti contestati, al di là della narrazione politica che ne aveva accompagnato la formulazione iniziale.




