WhatsApp Plus, l’abbonamento che non toglie nulla alla versione gratuita

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Negli ambienti dello sviluppo software, e più precisamente nei meandri delle versioni beta dell’applicazione di messaggistica più diffusa al mondo, si lavora a quella che potrebbe configurarsi come una svolta commerciale di notevole portata. Contrariamente alle bufale che da anni si rincorrono di chat in chat, annunciando l’imminente introduzione di costi per l’invio dei messaggi, l’iniziativa in cantiere ha una natura differente e, per certi versi, opposta. Non si tratta, infatti, di mettere un prezzo su funzioni oggi gratuite, bensì di affiancare alla versione senza costi un livello aggiuntivo, un abbonamento premium che andrebbe a soddisfare le esigenze di una nicchia di utenti particolarmente esigenti in fatto di personalizzazione. Il nome che circola con insistenza, suffragato da analisi del codice effettuate da portali specializzati come WABetaInfo, è “WhatsApp Plus”, un’etichetta che richiama alla mente, seppur legittimandole, le modifiche estetiche che per anni gli utenti più smanettoni hanno cercato in versioni non ufficiali dell’app, spesso rischiando blocchi e problemi di sicurezza.

Personalizzazione spinta e gestione evoluta delle chat

Le indiscrezioni, che si basano su quanto emerso dalle versioni di prova del software, dipingono il ritratto di un pacchetto di funzionalità accessorie mirate principalmente all’aspetto estetico e alla gestione dell’interfaccia. Chi dovesse decidere di sottoscrivere l’abbonamento, il cui costo non è stato ancora reso noto, potrebbe trovarsi tra le mani strumenti oggi inesistenti sulla piattaforma ufficiale. Si parla, per esempio, della possibilità di ancorare in cima alla lista delle conversazioni un numero significativamente più alto di chat, passando dall’attuale limite di tre a venti; una modifica, questa, che potrebbe rivelarsi utile per chi gestisce decine di contatti contemporaneamente. Sul versante della personalizzazione grafica, poi, le voci si fanno ancora più fitte: gli abbonati potrebbero accedere a una serie di nuove icone per l’applicazione, quattordici secondo alcune ricostruzioni, e alla facoltà di modificare i colori primari dell’interfaccia, i cosiddetti “accenti”, adattando l’aspetto di WhatsApp ai propri gusti personali.

Suonerie esclusive e altri contenuti in arrivo

Un altro elemento che sembra destinato a far parte dell’offerta a pagamento riguarda la sfera audio e, più in generale, i contenuti digitali a marchio WhatsApp. L’analisi delle beta più recenti, in particolare quella per dispositivi Android contraddistinta dalla versione 2.26.9.12, ha portato alla luce una collezione di suonerie inedite, pensate per essere utilizzate in esclusiva sugli smartphone di chi si abbona al servizio. I nomi individuati, come “Arpeggio”, “Journey” o “Seedling”, suggeriscono una volontà di differenziare l’esperienza di ricezione delle chiamate, offrendo melodie che non sono reperibili nel sistema operativo del telefono. A queste si aggiungerebbero, con ogni probabilità, dei pacchetti di sticker tematici e forse delle reazioni ai messaggi più elaborate, il tutto per rendere più ricca e distintiva la conversazione di chi paga, senza per questo alterare la possibilità di comunicare con chi, invece, rimane sull’applicazione base.

Un modello che lascia intatte le fondamenta

L’aspetto forse più rilevante dell’intera operazione, e che gli sviluppatori di Meta tengono a sottolineare attraverso il lavoro di beta testing, è la netta separazione che verrebbe mantenuta tra il servizio universale e quello a pagamento. Le funzionalità che hanno decretato il successo planetario dell’applicazione – lo scambio istantaneo di messaggi di testo, le chiamate vocali e video, la condivisione di file multimediali e la crittografia end-to-end – continuerebbero a essere offerte a Titolo gratuito a tutti i due miliardi di utenti attivi sulla piattaforma. L’introduzione di “WhatsApp Plus” rappresenterebbe dunque un tentativo di monetizzazione laterale, già sperimentato con successo da concorrenti come Telegram, volto a generare entrate da quella fetta di pubblico desiderosa di funzionalità aggiuntive senza intaccare l’esperienza della stragrande maggioranza. Non è chiaro, al momento, quando questo piano premium vedrà la luce né quali saranno i prezzi applicati nei diversi mercati, ma le tracce lasciate nel codice suggeriscono che lo sviluppo sia ormai in una fase piuttosto concreta.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.