Ferrari, il nuovo patto che ridisegna gli equilibri tra Exor e Piero Ferrari
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Redazione Economia
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Le regole del gioco tra i due azionisti di riferimento della Ferrari, il cui capitale è scambiato a Piazza Affari, sono state riscritte da un accordo triennale che, siglandone una fetta pari al 32%, modifica in modo sostanziale la precedente intesa risalente al 2015. L’iniziativa, che giunge dopo una fase di tensioni di mercato seguite alla cessione di una quota minoritaria da parte di Exor, introduce per la prima volta una marcata asimmetria nei diritti delle parti, concedendo a Piero Ferrari, figlio del fondatore, margini di manovra ben più ampi rispetto a quelli riconosciuti alla holding della famiglia Agnelli-Elkann. Una disposizione che, come osservato da alcuni analisti, riflette probabilmente l’esito delle trattative seguite alle operazioni finanziarie dell’anno scorso, le quali avevano provocato un significativo assestamento delle quotazioni del Titolo.
Le clausole asimmetriche e la libertà d'azione
La struttura del patto, la cui entrata in vigore è stata comunicata all’inizio dell’anno, riserva infatti a Piero Ferrari – o al suo Trust di riferimento – una serie di prerogative inedite. Egli potrà, in qualsiasi momento e indipendentemente dalla scadenza triennale dell’accordo, procedere alla vendita di una quota fino al 5% del capitale sociale senza che questo gesto comporti l’automatico scioglimento del patto stesso; potrà inoltre, fatto ancor più significativo, recedere dall’intesa “a sua discrezione”, fornendo un semplice preavviso di trenta giorni lavorativi. Si tratta di una facoltà che, come emerge dalla lettura dei documenti, non è concessa alla controparte, la quale potrà invece uscire anticipatamente dal vincolo soltanto nel caso in cui la partecipazione detenuta da Piero Ferrari e dal suo Trust scenda al di sotto della soglia del 5% del capitale della casa di Maranello.
Un bilanciamento di poteri dopo le tensioni di mercato
Questa nuova architettura, che complessivamente assicura il controllo sul 48% dei diritti di voto, rappresenta una risposta alla necessità di stabilizzare l’assetto proprietario dopo la decisione di Exor di collocare sul mercato, nello scorso anno, una fetta pari al 4% della propria partecipazione. Un’operazione che, come noto, aveva generato un’ondata di volatilità e un sensibile calo del titolo in Borsa, spingendo verso una ridefinizione dei rapporti che potesse offrire maggiori garanzie di stabilità, ma anche riconoscere una differente postura negoziale alle parti. Il risultato è un meccanismo che, pur mantenendo saldo il blocco di controllo, introduce elementi di flessibilità precedentemente inesistenti, in particolare per il ramo della famiglia legato al fondatore.
Gli effetti sull'assetto proprietario della Rossa
La disciplina asimmetrica, focalizzata soprattutto sulle modalità di scioglimento anticipato, definisce quindi un perimetro di azione distinto per i due soggetti, pur nell’ambito di un patto che continua a vincolarne le sorti per un periodo di tre anni. Mentre Exor vede le sue opzioni di uscita condizionate esclusivamente al mantenimento di una soglia minima da parte dell’altro azionista, Piero Ferrari si trova invece nella condizione di poter valutare con maggiore autonomia le proprie scelte, possedendo la facoltà di disimpegnarsi dall’accordo senza dover fornire motivazioni specifiche. Una configurazione che, al di là delle singole clausole, consolida un fronte unitario per quanto riguarda la governance della società, pur ridefinendo in modo netto i rapporti di forza interni a quel blocco di controllo che guida le sorti del Cavallino Rampante.




