Il re Carlo III a Westminster: “Impegno indissolubile verso la Nato” mentre il governo Starmer vacilla
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Redazione Esteri
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Un mondo che diventa giorno dopo giorno più pericoloso e volatile – con il conflitto in Medio Oriente che ne rappresenta soltanto l’esempio più recente e lampante – minaccia il Regno Unito in ogni sua fibra, mettendo a dura prova la sicurezza energetica, quella economica e l’intero comparto della difesa nazionale. È stata questa l’allarmante fotografia scattata da re Carlo III, il quale ha letto questa mattina a Westminster, davanti al Parlamento riunito in seduta solenne, il tradizionale King’s Speech. Un discorso, va detto, che per consuetudine viene redatto dai ministri del governo in carica per illustrare il programma legislativo dell’anno a venire, ma che il sovrano ha consegnato alla storia con un tono particolarmente grave. La risposta a queste sfide eccezionali, secondo quanto riportato nel testo, non potrà che essere una: il governo britannico si impegnerà a creare un Paese equo per tutti, e lo farà prendendo decisioni di lungo termine per proteggere gli interessi strategici della nazione.
L’abbraccio all’Europa e l’ancora nella difesa
In un passaggio cruciale del suo intervento, Carlo III ha voluto chiarire la posizione di Londra sullo scacchiere internazionale, e lo ha fatto con parole che lasciano poco spazio a fraintendimenti. “I miei ministri”, ha affermato il sovrano, “si adopereranno per migliorare le relazioni con i partner europei”, definendo questo riavvicinamento come “un passo fondamentale per rafforzare la sicurezza europea”. Una dichiarazione che segna un’evidente discontinuità con le turbolenze della Brexit, quasi come se la Corona intendesse ricucire gli strappi del passato recente per fare fronte comune di fronte alle minacce esterne. A bilanciare questo slancio verso l’Europa, c’è però un pilastro che non ha mai vacillato: l’alleanza atlantica. Il Re ha ribadito con fermezza l’ “impegno indissolubile” del Regno Unito nei confronti della Nato e dei suoi alleati, un impegno che, ha sottolineato, sarà accompagnato da “un aumento sostenuto della spesa per la difesa”. Non si tratta, dunque, di una scelta di campo tra Bruxelles e Washington, ma piuttosto di un tentativo di tenere insieme entrambe le sponde dell’Atlantico in un periodo storico che il monarca non ha esitato a definire “instabile”.
Il veleno nella retorica: un governo sotto scacco
Quel che rende questo discorso particolarmente amaro – quasi una beffarda coincidenza istituzionale – è il contesto politico in cui viene letto. Mentre Carlo III elencava le linee guida del governo laburista, il suo premier, Keir Starmer, stava vivendo ore convulse, con il suo futuro appeso a un filo sottilissimo. Le cronache raccontano di un esecutivo allo sbando, scosso dalle dimissioni di quattro ministri che, con gesto clamoroso, ne hanno chiesto pubblicamente la testa. Le dimissioni, arrivate dopo la débâcle alle elezioni locali, hanno esposto le crepe di una maggioranza che sembra aver perso la bussola, tanto che i media britannici danno per certo l’avvicinarsi di una sfida formale per la leadership, con alcuni esponenti di spicco del partito pronti a scendere in campo per sostituirlo. In questo clima di guerriglia parlamentare, dove i deputati discutono su chi abbia i numeri per innescare una nuova corsa a Downing Street, il discorso del Re risuona quasi come un anacronismo.
Un velo di normalità su un’anarchia annunciata
Eppure, da secoli la monarchia ha il compito di garantire la continuità dello Stato, e Carlo III si è attenuto scrupolosamente alla parte. Ha parlato di “paese giusto per tutti”, ha accennato alla necessità di abbassare il costo della vita e di sbloccare la crescita, ha ricordato il sostegno all’Ucraina, ma non ha potuto nascondere del tutto l’elefante nella stanza. Se da un lato ha assicurato che il governo risponderà “con forza” a un mondo che cambia, dall’altro le sue parole sono arrivate mentre i ministri si dimettevano e i fedelissimi di Starmer cercavano di arginare l’emorragia di consensi. Che l’esecutivo laburista abbia il tempo o la forza politica di realizzare i 35 disegni di legge annunciati – tra cui quelli per tagliare le barriere commerciali post-Brexit – è un’altra storia, una storia che si scrive in queste ore tra le stanze del potere, ben lontana dalla solennità della cerimonia reale. Per ora, Westminster ha assistito a uno spettacolo paradossale: la voce calma del Re che promette sicurezza mentre il governo che quelle parole ha scritto rischia di franare da un momento all’altro.




