La tragica storia di Maddalena Carta: una dottoressa morta per il lavoro eccessivo

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La storia di Maddalena Carta, raccontata da Massimo Gramellini, delinea una tragedia annunciata. I presupposti di questa morte, denunciati dalla Federazione dei Medici come "una morte sul lavoro", affondano le radici in un sistema sanitario territoriale ormai allo stremo. La giovane dottoressa, che operava a Dorgali, in provincia di Nuoro, ha perso la vita a soli 38 anni a causa di un infarto, colta da malore proprio all'interno del suo ambulatorio.

Un carico di lavoro insostenibile

La gravità della situazione, che il fratello Gianmaria ha descritto senza mezzi termini attribuendola ad "orari disumani", emerge con chiarezza dall'enorme carico di pazienti che le era stato affidato. Maddalena Carta, infatti, si trovava a dover seguire non solo i suoi 1.800 assistiti, ma anche quelli rimasti privi di un riferimento a causa dell'assenza per malattia degli altri due medici della zona, arrivando a coprire un bacino di circa 5.000 persone. Un carico di lavoro che lei, stando a quanto raccontano coloro che la conoscevano, ha affrontato con dedizione incondizionata, trascurando persino i segnali di un malessere fisico.

Un sistema sanitario in crisi

La sua scomparsa solleva interrogativi cruciali sulle condizioni in cui versano molti professionisti della sanità pubblica, specialmente nelle aree del paese dove la carenza di risorse e personale si fa sentire con più acutezza. La Federazione dei Medici, nel rivendicare con forza la natura professionale di quella perdita, ha indicato nella cronica mancanza di investimenti per la medicina di prossimità la radice di un simile esito.

Il ricordo di una dedizione assoluta

La narrazione del fratello, che la ricorda come “un angelo in terra” e una “dottoressa morta in missione”, dipinge il ritratto di una persona che aveva eletto la propria vocazione a ragione di vita, vivendo i suoi anni "sempre al servizio degli altri e quasi mai di se stessa". Una dedizione che, se da un lato ne ha illuminato il percorso, dall'altro ne ha forse consumato le energie fino al punto di non ritorno, in un contesto operativo che non concedeva tregua. La sua vicenda rappresenta un monito severo sulla necessità di ripensare l'organizzazione delle cure primarie.

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