Il derby della Madonnina che può valere uno scudetto ma anche un futuro europeo
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Redazione Sport
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La domenica sera del Giuseppe Meazza si prepara a ospitare molto più di una semplice stracittadina, trasformandosi nell’epicentro del giudizio calcistico di questa prima parte del 2026. L’Inter di Cristian Chivu, forte di un vantaggio in classifica che tocca la doppia cifra proprio sui cugini del Milan, si presenta all’appuntamento con la consapevolezza che una vittoria varrebbe una fuga a +13, un margine che di fatto renderebbe la volata tricolore una formalità matematica ancor prima che primaverile. La squadra nerazzurra, che non perde in campionato dallo scontro di andata con lo stesso Milan lo scorso 23 novembre, viaggia con una media impressionante e arriva al derby forte di otto successi consecutivi in Serie A, l'ultimo dei quali rifilato al Genoa con una perla di Federico Dimarco che ha risposto sul campo alle delusioni europee patite contro il Bodo/Glimt. L'eliminazione dalla Champions League, per quanto dolorosa, ha però liberato la testa e le gambe di una squadra che ora può concentrare tutte le sue energie su questo obiettivo primario, consapevole che anche un eventuale passo falso lascerebbe comunque un cospicuo tesoretto di sette lunghezze a dieci giornate dalla fine, un'assicurazione sulla vita non da poco in un campionato così tirato.
La pressione psicologica e le assenze che pesano
Se dal lato nerazzurro si respira un’aria quasi serena, quella della squadra che non ha nulla da perdere perché il grosso del lavoro è già stato fatto, la situazione in casa Milan è radicalmente diversa e carica di tensione. La squadra di Massimiliano Allegri arriva all’appuntamento con l'obbligo morale e sportivo di vincere per non dire addio definitivamente al sogno scudetto, ma anche con la necessità di proteggere il proprio secondo posto da una pattuglia di inseguitrici – Napoli, Roma e la stessa Juventus – che premono per rosicchiare punti preziosi in ottica Champions League. Il pareggio non servirebbe a nessuno, men che meno ai rossoneri che hanno costruito la loro stagione su una solidità difensiva e su un numero limitato di sconfitte, pagando però a caro prezzo i troppi segni X in classifica che li hanno allontanati dalla vetta. A pesare sul bilancio delle due squadre, però, ci sono anche le condizioni fisiche di alcuni interpreti chiave. Se da un lato l'Inter deve fare a meno del suo bomber, quell'Lautaro Martinez la cui assenza potrebbe pesare nel bel mezzo dell'area di rigore, dall'altro i problemi per Allegri sono forse anche più gravi considerando l'emergenza in difesa, complice l'operazione che ha messo fuori gioco Matteo Gabbia proprio alla vigilia del match più importante della stagione.
L'analisi dei grandi ex e le insidie tattiche
A osservare la scena da un punto di vista privilegiato c'è chi, come Fabio Capello, ha analizzato le due squadre con lo sguardo clinico di chi conosce bene le dinamiche dello spogliatoio e le trappole del campo. L'ex allenatore, intervenuto sulle colonne de La Gazzetta dello Sport, ha messo in guardia i favori del pronostico: l'Inter, nonostante un tasso tecnico complessivo superiore, ha mostrato nelle ultime uscite segni di cedimento e un certo rallentamento nei meccanismi difensivi che potrebbe trasformarsi in un'autostrada per gli attaccanti rossoneri come Rafael Leao e Christian Pulisic, a patto che quest'ultimo dimostri sul prato quella stessa determinazione mostrata a parole durante la settimana. Il riferimento di Capello alla semifinale di Coppa Italia contro il Como, giocata a ritmi compassati e con una certa sufficienza da entrambe le parti, suona come un campanello d'allarme per Chivu: la sua squadra sembrava già proiettata col pensiero al derby, un rischio psicologico che potrebbe tradursi in un approccio sbagliato alla gara. Il tecnico romano, alla sua prima esperienza sulla panchina di una big dopo gli esordi con Parma, ha gestito con umiltà e intelligenza la testa dei suoi giocatori dopo l'eliminazione europea, ma ora deve affrontare la prova più delicata della sua giovane carriera da allenatore.
La visione opposta dei due club
Mentre l'Inter sogna di ipotecare il ventunesimo scudetto della sua storia con tre mesi di anticipo, per il Milan il traguardo è duplice e non meno gravoso. Da un lato c'è l'orgoglio di provare a mantenere un'indiscussa superiorità nei derby recenti – quattro vittorie nelle ultime sei stracittadine – per tenere in vita il campionato, dall'altro c'è la concreta necessità di blindare un piazzamento tra le prime quattro che garantisca l'accesso alla prossima Champions League, obiettivo dichiarato ad inizio stagione dallo stesso Allegri. Il centrocampista rossonero Samuele Ricci, intervistato da SportMediaset, ha parlato apertamente di sogno scudetto, ma ha subito riportato i compagni con i piedi per terra ricordando la missione principale concordata a luglio. La sensazione, alla vigilia del fischio d'inizio, è che ci si trovi di fronte a due squadre che viaggiano su binari paralleli ma con due pesi e due misure completamente diversi: da una parte la corsa verso un traguardo storico, dall'altra la rincorsa per evitare che una stagione fin qui positiva si trasformi in un'annata amara nel giro di novanta minuti.




