Valditara e la battaglia (ferma) in Parlamento: “Vietare i social sotto i 15 anni è urgente, ma mancano i pareri”
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Redazione Interno
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Il termine "nativi digitali", coniato con un entusiasmo quasi deterministico, forse andrebbe accantonato o quanto meno rivisto alla luce degli ultimi fatti di cronaca – come il tentativo di aggressione a un docente a Trapani da parte di un giovanissimo – che hanno riacceso il dibattito sulla capacità dei minori di gestire il mondo virtuale.
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È in questo contesto che il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ribadisce una posizione netta: vietare l’uso degli smartphone tra i banchi, come già avviene dallo scorso settembre, non è sufficiente se poi, una volta varcato il cancello della scuola, le famiglie non collaborano. orizzontescuola +3
Parlando con il Messaggero, il ministro ha lanciato un monito che suona quasi come un appello alla responsabilità genitoriale, chiedendosi retoricamente quale adulto possa pensare di regalare uno smartphone a un bambino di sei anni – o anche di undici – lasciandolo poi "solo nel mondo virtuale" senza una guida.
Il problema, sottolinea Valditara, è squisitamente educativo: ciò che i ragazzi imparano in classe riguardo al pensiero critico e alla socialità reale rischia di essere "disimparato" a casa, divorato dagli algoritmi dei social network. affaritaliani +3
La legge c’è, ma è bloccata: l’affondo di Madia
Sulla carta, l’Italia potrebbe dotarsi di uno strumento normativo avanzato per affrontare questa emergenza.
Esiste infatti un disegno di legge bipartisan – firmato dalla deputata Marianna Madia (Italia Viva) e dalla senatrice Lavinia Mennuni (Fratelli d’Italia) – che mira a innalzare a 15 anni l’età minima per l’accesso ai social network, imponendo alle piattaforme sistemi di verifica obbligatori.
Presentato a inizio legislatura, il testo ha già superato il vaglio della Commissione Europea, che lo ha trovato compatibile con le linee guida comunitarie. ilfattoquotidiano +3
Eppure, Madia denuncia al Corriere della Sera che il provvedimento è "fermo" in Parlamento, in attesa dei pareri dei ministeri competenti – un passaggio burocratico che si trascina da mesi. L’iter, nonostante l’urgenza più volte richiamata dal governo stesso dopo episodi di violenza nelle scuole, sembra essersi arenato in una palude tecnica, mentre i promotori del testo chiedono a gran voce che l’esecutivo smetta di tergiversare e dia il via libera definitivo. tecnicadellascuola +3
Il ruolo delle famiglie e le resistenze culturali
Valditara, nel suo intervento, ha voluto spostare l’attenzione anche sul fronte domestico, sottolineando che senza una "corresponsabilità educativa" delle famiglie nessuna legge, per quanto severa, potrà mai essere davvero efficace. Il ministro si è detto convinto che vada diffuso un messaggio culturale forte: il cellulare non è un giocattolo adatto a tutte le età, né uno strumento per tenere buoni i bambini. affaritaliani +3
Questa posizione trova riscontro nelle recenti raccomandazioni della Società Italiana di Pediatria, che suggerisce di posticipare l’uso dello smartphone personale almeno fino ai 13 anni, proprio per tutelare lo sviluppo cognitivo e relazionale dei più piccoli.
A Milano, per esempio, alcune scuole hanno sperimentato patti educativi con le famiglie per "aspettare lo smartphone", cercando di resistere alla pressione sociale che spesso spinge i genitori a cedere all’acquisto per non far sentire i figli esclusi dal gruppo dei pari. affaritaliani +3
L’attesa per i pareri ministeriali
Mentre il dibattito si infiamma nei salotti televisivi e nelle aule parlamentari, la macchina burocratica del governo sembra procedere a rilento. L’ottimismo iniziale per una rapida approvazione della legge "anti-social" ha lasciato spazio alla frustrazione, con la stessa Madia che ha rivelato di aver sollecitato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni affinché si sblocchi l’impasse prima della conclusione della legislatura. ilfattoquotidiano +3
Il cuore del problema, allo stato attuale, è la mancanza di quei pareri formali da parte dei ministeri (come quello dello Sviluppo Economico e della Giustizia), senza i quali il testo non può essere calendarizzato in Aula. open +3
Valditara, dal canto suo, continua a fare pressing pubblico, utilizzando la sua posizione per alimentare la pressione politica, ma la decisione finale – tra chi vuole il divieto secco come in Australia e chi invoca un approccio più soft basato sull’educazione – resta sospesa in un silenzio che appare sempre più come una resa sul campo di battaglia digitale. ilfattoquotidiano +3




