Stop ai motori termici dal 2035, l'Ue cambia rotta: cosa cambia

Stop ai motori termici dal 2035, l'Ue cambia rotta: cosa cambia
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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'Europa compie un nuovo passo verso il superamento dello stop ai motori termici dal 2035. I negoziatori dei tre principali gruppi del Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo politico per allentare i limiti sulle emissioni delle automobili nuove, aprendo alla possibilità di continuare a vendere vetture a combustione anche dopo la scadenza prevista dalle norme comunitarie. L'intesa, raggiunta il 20 ottobre 2026, rappresenta un cambiamento significativo nella politica europea sull'automotive, ma non costituisce ancora una modifica definitiva della legislazione in vigore.

Accordo tra popolari, socialisti e liberali: le nuove regole sulle emissioni

Il compromesso coinvolge il Partito popolare europeo (Ppe), i Socialisti e democratici (S&D) e Renew Europe, le principali forze della maggioranza parlamentare. La convergenza arriva dopo quella raggiunta la settimana precedente tra Francia e Germania, i cui leader Emmanuel Macron e Friedrich Merz avevano concordato una posizione più flessibile sugli obiettivi ambientali del settore automobilistico. Al centro del negoziato c'è la revisione del regolamento sulle emissioni di CO2, uno dei provvedimenti più importanti del pacchetto climatico Fit for 55. La normativa approvata nel 2023 prevedeva una riduzione del 100% delle emissioni allo scarico per le nuove auto e i nuovi furgoni rispetto ai valori di riferimento del 2021.

Il testo concordato dai rappresentanti dell'Eurocamera introduce una soglia meno restrittiva: le case automobilistiche dovrebbero ridurre dell'87,5% le emissioni delle nuove vetture entro il 2035, con la possibilità di ottenere un ulteriore credito del 7,5% attraverso l'impiego di acciaio a basse emissioni prodotto nell'Unione europea. Il meccanismo lascerebbe quindi una quota del 5% non coperta da ulteriori obblighi di compensazione. La Commissione europea aveva già proposto nel dicembre 2025 di ridimensionare l'obiettivo originario al 90%, consentendo di compensare la parte restante attraverso materiali e carburanti alternativi. Il nuovo compromesso parlamentare modifica ulteriormente questa impostazione.

Auto a benzina e diesel, biocarburanti e nuove opportunità per i costruttori

La revisione apre uno spazio normativo per la commercializzazione di veicoli con motore a combustione oltre la data inizialmente fissata per l'azzeramento delle emissioni allo scarico. Tra gli elementi inseriti nell'accordo figura anche il riconoscimento delle automobili alimentate esclusivamente con carburanti rinnovabili, che potrebbero essere considerate a emissioni zero ai fini del regolamento. Una disposizione che introduce un trattamento specifico per tecnologie diverse dalla trazione completamente elettrica. Per i costruttori come Stellantis, Volkswagen e Renault, il cambiamento riguarda soprattutto la possibilità di mantenere maggiore flessibilità nelle strategie produttive, senza che l'accordo stabilisca automaticamente quali modelli potranno essere venduti.

Il negoziato interviene anche sulle scadenze intermedie. Per il 2030 viene indicata una riduzione delle emissioni del 55% per le automobili e del 35% per i furgoni, mentre per questi ultimi l'obiettivo al termine del periodo di transizione scenderebbe all'80%. I produttori potrebbero inoltre calcolare il rispetto dei requisiti intermedi sulla media del triennio 2029-2031, anziché su un singolo anno. Il compromesso prevede incentivi regolamentari sotto forma di supercrediti per le auto elettriche piccole, accessibili e particolarmente efficienti, favorendo il raggiungimento degli obiettivi attraverso specifiche categorie di veicoli.

Il ruolo di Salini e i passaggi necessari per modificare la normativa

Tra i protagonisti dell'intesa figura Massimiliano Salini, eurodeputato di Forza Italia, vicepresidente del gruppo Ppe e relatore sulla revisione delle regole relative alle emissioni di automobili e veicoli commerciali leggeri. L'esponente italiano ha definito il risultato una «svolta storica», rivendicando il contributo delle proposte italiane nel negoziato. Anche Salvatore De Meo, europarlamentare dello stesso partito, ha sostenuto il principio della neutralità tecnologica, presentandolo come un'alternativa ai divieti legati a una singola tecnologia. Sul fronte socialista, la capogruppo Iratxe García Pérez ha invece precisato che alcuni dettagli e condizioni devono ancora essere discussi all'interno delle forze politiche coinvolte.

L'accordo politico deve ottenere l'approvazione formale dei gruppi parlamentari prima di definire la posizione dell'Eurocamera. Successivamente sarà necessario raggiungere un testo condiviso con i governi degli Stati membri attraverso il procedimento legislativo europeo. Fino al completamento di questo percorso, le disposizioni attualmente in vigore non risultano automaticamente cancellate. La distinzione riguarda anche gli automobilisti: le regole europee sulle emissioni si applicano alle nuove immatricolazioni e non introducono un obbligo generalizzato di rottamazione dei veicoli già circolanti.

Il compromesso comprende inoltre altri dossier industriali, tra cui l'elettrificazione delle flotte aziendali e il rafforzamento della filiera europea delle batterie. L'intesa si estende all'Industrial Accelerator Act, il provvedimento dedicato al sostegno della produzione industriale europea e ai criteri di preferenza per i prodotti realizzati nel continente. La presidente di Renew Europe, Valérie Hayer, ha inoltre indicato la possibilità di interventi sull'Ets2, il sistema europeo di scambio delle emissioni destinato a coinvolgere trasporti stradali ed edifici dal 2028. Sul tavolo figura anche la revisione dei parametri del mercato delle emissioni per il periodo 2026-2030, con un possibile aumento delle quote gratuite destinate alle industrie.

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