Le trattative per la pace in Ucraina accelerano, mentre Washington esclude l'invio di truppe

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La diplomazia per mettere fine al conflitto in Ucraina entra in una fase nuova e delicata, dopo che una delegazione di Kiev ha incontrato in Florida gli emissari dell'amministrazione Trump. Volodymyr Zelensky, parlando di una “telefonata sostanziale” avuta con l'inviato speciale Steve Witkoff e con Jared Kushner – i quali, a loro volta, avevano appena concluso tre giorni di colloqui con i rappresentanti ucraini – ha annunciato di aver “concordato i prossimi passi”. Sebbene la reazione di Mosca rimanga, al momento, un'incognita da decifrare, l'attivismo della diplomazia americana sembra voler marcare un'accelerazione, concentrando gli sforzi su quei nodi che, da mesi, immobilizzano qualsiasi tentativo di mediazione.

I due ostacoli principali sul tavolo delle trattative

A delineare con maggiore chiarezza lo stato delle trattative è stato Keith Kellogg, l'inviato speciale del presidente Trump per l'Ucraina, il quale, pur essendo prossimo a lasciare l'incarico, ha fornito un quadro preciso degli ostacoli da superare. Secondo le sue parole, un accordo di pace è “davvero vicino”, ma il negoziato si arena ora sulla risoluzione di due questioni spinose, sulle quali è necessario trovare una composizione: il futuro status della regione del Donbass, parzialmente occupata dalle forze russe fin dal 2014, e il controllo della centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d'Europa, caduta sotto il controllo militare di Mosca nelle prime settimane dell'invasione su larga scala. Sono questi, ha spiegato Kellogg utilizzando una metafora sportiva, gli ultimi e più difficili “dieci metri” da percorrere.

La netta posizione americana sull'impiego di militari

Parallelamente ai contatti diplomatici, l'amministrazione statunitense ha voluto chiarire, tramite le dichiarazioni dello stesso Kellogg, i limiti del proprio impegno diretto. “Non metteremo gli stivali sul terreno”, ha affermato con decisione l'inviato speciale, intervenuto a un forum in California, escludendo dunque categoricamente l'invio di truppe americane in Ucraina. Una presa di posizione che delinea i confini dell'intervento di Washington, la quale sembra preferire, come ulteriori strumenti di pressione sulla Russia, misure di tipo economico e azioni mirate contro quella che viene definita la “flotta ombra”, utilizzata per eludere le sanzioni sul petrolio.

Il percorso verso un possibile accordo

Mentre il quadro delle trattative si delinea con maggiore nitidezza, rimane da vedere se le parti in causa – in particolare il governo di Kiev e il Cremlino – riescano a trovare un punto di incontro su quelle che sono le ultime grandi questioni territoriali e strategiche. L'ottimismo espresso da alcuni interlocutori americani si scontra con la complessità di compromessi che toccano la sovranità ucraina e la sicurezza dell'intera regione, soprattutto quando si parla di un impianto nucleare di quelle dimensioni. I prossimi passi, concordati tra Zelensky e gli emissari di Trump, dovranno dunque misurarsi con la concretezza di proposte accettabili per entrambi i fronti, in un negoziato il cui esito è tutt'altro che scontato.

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