Gavardo, cade da dieci metri mentre ispeziona un camino: morto Massimiliano Lauro, padre di 5 figli

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È precipitato da un’altezza di dieci metri, e con lui – in un istante che non lascia spazio a interpretazioni – è crollato l’intero presente e futuro di una famiglia numerosa. Massimiliano Lauro, quarantacinquenne spazzacamino residente a Gavardo, è morto così, poco dopo mezzogiorno di giovedì 16 aprile, mentre si trovava sul tetto di un’abitazione privata a Ospitaletto, nel Bresciano. L’uomo, che secondo alcuni dei primi riscontri della stampa locale avrebbe compiuto 46 anni, stava effettuando un sopralluogo tecnico – forse per un intervento di pulizia delle canne fumarie o delle grondaie – quando, per cause ancora tutte da accertare, ha perso l’equilibrio, compiendo un volo fatale che non gli ha lasciato scampo.

L’intervento dei soccorsi e la complessa identificazione

La richiesta di aiuto al numero unico per le emergenze è scattata immediatamente, attorno a mezzogiorno, mobilitando un’ambulanza e un’automedica; sul posto, in via Tobagi, sono accorsi anche i carabinieri della Stazione di Ospitaletto e quelli della Compagnia di Chiari. Tuttavia, nonostante la tempestività dei sanitari, le lesioni riportate nella caduta si sono rivelate subito di una gravità tale da rendere vano ogni tentativo di rianimazione. Un dettaglio, questo, che ha reso ancora più complessa la fase immediatamente successiva all’incidente: Lauro, al momento della caduta, non aveva con sé i documenti, una circostanza che ha complicato non poco le operazioni di identificazione della salma, tenuta a disposizione dell’autorità giudiziaria per i successivi accertamenti.

Le ipotesi investigative e il vuoto di dispositivi

Sul tavolo degli inquirenti, al momento, ci sono diverse piste; tra queste, gli investigatori stanno vagliando con particolare attenzione la possibilità che l’uomo non indossasse i necessari dispositivi di sicurezza – come il casco o l’imbracatura – durante il lavoro in quota. Un’ipotesi, quest’ultima, che emerge dalle prime verifiche incrociate tra i carabinieri e il personale dell’Ats, chiamato a effettuare i rilievi del caso. L’abitazione dove Lauro stava operando apparteneva a un conoscente, e il professionista – un libero professionista molto noto nella zona – era salito sul tetto per una verifica esplorativa, cercando di capire quale tipo di intervento di manutenzione fosse necessario eseguire su quella canna fumaria.

La figura della vittima tra cronaca e memoria collettiva

Originario del Sudan, Massimiliano Lauro era arrivato in Italia da giovanissimo e da anni risiedeva a Gavardo, dove era una figura molto conosciuta e apprezzata: per lungo tempo, infatti, aveva gestito un bar nel centro del paese, prima di dedicarsi a tempo pieno alla professione di spazzacamino. Lascia cinque figli – di cui, secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, uno di pochi mesi – e una comunità locale che lo ha visto crescere e lavorare. Oltre ai rilievi tecnici e alla ricostruzione della dinamica, resta aperta l’inchiesta giudiziaria per chiarire se vi siano responsabilità nella gestione della sicurezza sul lavoro, in attesa che l’autopsia e gli accertamenti disposti dal magistrato di turno facciano piena luce su una mattanza quotidiana che, ancora una volta, si consuma in silenzio nei tetti e nelle abitazioni della provincia.

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