L'edizione record di Marca 2026, fucina di industria e distribuzione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Con un aumento di oltre duecentocinquanta unità espositive e una superficie occupata cresciuta del diciannove percento, Marca 2026 si è chiusa a Bologna confermando il suo ruolo di hub globale imprescindibile per il dialogo tra industria e distribuzione, in un contesto, quello della marca commerciale, che continua a registrare una crescita esponenziale. Organizzata da BolognaFiere e Adm, la kermesse ha attratto anche quattro nuove insegne delle DMO, un segnale che sottolinea l’attrattività di un format divenuto ormai un termometro affidabile delle dinamiche di mercato. "Un grande successo, creiamo valore aggiunto", è stato il commento a caldo che ha chiuso un'edizione i cui numeri, del resto, promettevano già un esito positivo ancor prima del taglio del nastro, consolidando un percorso di costante ampliamento.

Una partecipazione consolidata e visionaria

Tra i pilastri storici della manifestazione figura Granarolo Spa, la più importante filiera del latte a proprietà italiana, la quale si è presentata non soltanto come leader di settore ma anche nella veste di operatore globale capace di interpretare le nuove sfide del mercato. "Siamo orgogliosi di partecipare a Marca, una fiera che seguiamo dagli albori", ha dichiarato il direttore generale Filippo Marchi, tirando le somme di una presenza che conferma il peso dell'azienda nell'economia nazionale. D'altro canto, la fiera stessa, caratterizzata – come ha osservato Giancarlo Elmi dell'azienda emiliana Mitica – da un "altissimo costo di ingresso per chi non è del settore", si è dimostrata un ambiente altamente professionale e riservato ai soli operatori del comparto, una scelta che ne ha preservato il carattere tecnico e operativo.

Identità territoriale e strategie di prodotto

L'attenzione per le radici locali e per la distintività del prodotto emerge come un altro cardine delle strategie esposte. Antonello Sorrentino, Ceo di Sorì Italia, intervenendo alla fiera, ha legato la valorizzazione del prodotto casareccio a elementi identitari forti, come "quel vulcano di Roccamonfina che dà identità al nostro prodotto caseario", indicando nella private label e nei prodotti premium dei segmenti su cui investire, interpretati come segnali di crescita e di profonda innovazione. Una visione che sposa la qualità intrinseca alla capacità di raccontarla, puntando su un posizionamento che vada oltre la commodity.

La percezione di un settore in movimento

L'opinione generalizzata tra gli espositori, specie nell'ortofrutta, è stata infatti di grande soddisfazione per un'ottima edizione, come testimoniato da chi, come Mitica con i suoi prodotti a base di castagne e marroni, partecipava per la prima volta. La fiera si è confermata un luogo di incontro fecondo, dove le aziende possono non solo presentare la propria offerta ma anche cogliere le tendenze evolutive del rapporto tra produzione e canale distributivo. Senza dubbio, l'evento ha offerto una fotografia nitida di un sistema produttivo dinamico, nel quale la filiera integrata e la marca commerciale giocano un ruolo complementare e trainante, proiettando l'eccellenza italiana in una dimensione internazionale sempre più competitiva.

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