Sony, la svolta digitale e il rischio concreto di perdere i giochi acquistati: account PSN a rischio dopo 36 mesi
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Mentre il dibattito sull'addio ai supporti fisici infiamma la community, un'altra scottante novità emersa dai Termini di Servizio di Sony sta gettando ombre sul futuro delle collezioni digitali dei giocatori. La multinazionale giapponese ha introdotto una clausola che, di fatto, equipara l'acquisto di un videogioco in formato digitale a un prestito a lungo termine, la cui durata è vincolata alla costante attività dell'utente.
La clausola dei 36 mesi: cosa prevede il nuovo regolamento PSN
A innescare l'allarme è stata una modifica apportata già nella primavera del 2026 alle Condizioni d'Uso del PlayStation Network, nello specifico al punto 21 del documento. La nuova disposizione concede a Sony la facoltà di avviare la procedura di chiusura definitiva per quegli account che risultino inattivi per un periodo continuativo di almeno 36 mesi. La ratio della norma è quella di gestire i profili "dormienti", ma la formulazione tecnica apre scenari inquietanti per chi possiede una corposa libreria digitale.
La procedura, come riportato da diverse testate internazionali, non è immediata e prevede un meccanismo di tutela per il giocatore. Prima di procedere alla cancellazione, Sony si impegna a inviare una comunicazione all'indirizzo email associato all'account, concedendo un periodo di grazia di sei mesi per effettuare un accesso o rispondere alla richiesta di mantenimento del profilo.
Se l'utente non dovesse rispondere entro i termini, il profilo verrà chiuso in via definitiva, e con esso l'accesso a tutti i giochi, i DLC e i contenuti extra acquistati nel corso degli anni. La perdita del contenuto è irreversibile e non è prevista alcuna possibilità di recupero.
L'addio ai dischi: una decisione "drammatica" secondo Shawn Layden
Questa stretta sugli account inattivi arriva in un momento particolarmente delicato per il mercato dei videogiochi, segnato dall'annuncio di Sony di interrompere la produzione di dischi fisici a partire dal gennaio 2028. L'ex boss di PlayStation Studios, Shawn Layden, ha commentato la scelta definendola "una decisione piuttosto drammatica", ammettendo di non averne avuto sentore prima dell'ufficializzazione e di non condividerla appieno.
Layden, che ha lasciato l'azienda nel 2019 dopo 32 anni di carriera, ha ipotizzato che la motivazione sia essenzialmente da ricercare in un'analisi di tipo economico: "Forse è semplicemente troppo costoso produrre dischi".
Secondo l'ex dirigente, la scelta sarebbe stata dettata principalmente da un "foglio di calcolo" che confronta le vendite digitali, ormai prevalenti, con quelle fisiche. Layden ha ricordato quando le vendite digitali erano pari allo zero per cento, ma ha sottolineato come la crescita costante di questa fetta di mercato abbia reso marginale l'incidenza del supporto fisico, che attualmente rappresenterebbe solo il 5% del fatturato software di Sony.
La pandemia ha giocato un ruolo cruciale nell'accelerare questa transizione, riducendo al contempo la presenza dei negozi fisici e la domanda di dischi.
L'allarme di Kojima: il cloud e la paura di non possedere più nulla
Se Layden analizza la decisione dal punto di vista industriale, il leggendario game director Hideo Kojima ha offerto una riflessione più filosofica e preoccupata per il futuro dei consumatori. Intervenuto al festival "Il Cinema in Piazza" a Roma, Kojima ha dichiarato di essere "molto triste" per la fine della produzione dei dischi, lui che è cresciuto collezionando Blu-ray e CD. Tuttavia, la sua preoccupazione maggiore non è tanto la scomparsa del disco in sé, quanto il passo successivo verso il cloud gaming.
Kojima ha tracciato una netta distinzione tra il download, che lascia il dato fisicamente sull'hard disk del giocatore, e lo streaming, dove i dati risiedono su server remoti e l'utente ha solo il diritto di "aprire il rubinetto" per farli scorrere. "Con le nazioni, la politica e i vari modi di pensare, si deve considerare la possibilità che, in caso di cambiamento, la distribuzione dei dati venga interrotta", ha affermato il creatore di Death Stranding.
E se ciò accadesse, l'accesso a film e giochi amati verrebbe meno, delineando uno scenario "spaventoso" in cui il concetto stesso di proprietà digitale viene meno.
GTA 6 senza disco: l'emblema di un'industria che cambia
Il caso di Grand Theft Auto 6 rappresenta plasticamente il presente di questa transizione. Rockstar Games ha confermato che le edizioni fisiche del gioco, in arrivo il 19 novembre 2026, non conterranno alcun disco all'interno della confezione, bensì un codice per il download. La decisione ha scatenato le ire di una parte dei fan, spingendo alcuni rivenditori, come il canadese VGP Video Games Plus, a rifiutarsi di vendere il prodotto, definito "fisico" solo nell'etichetta.
Nonostante le proteste, gli analisti di Circana ritengono che la controversia non avrà un impatto significativo sulle vendite del titolo. L'analista Mat Piscatella ha anzi suggerito che la scelta del codice in scatola potrebbe rappresentare un'opportunità per quei retailer che non basano il loro modello di business sul mercato dell'usato. La mossa di Rockstar viene inoltre interpretata come una strategia per evitare fughe di notizie e spoiler, un rischio sempre presente con la distribuzione fisica dei dischi.




