Xiaomi 17, il compatto che non vuole compromessi: la nostra recensione
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Che il mercato degli smartphone di fascia alta avesse ormai dimenticato il significato della parola “comfort” è un dato di fatto che pochi, ormai, si azzardano a contestare. Di dispositivi "pro" dalle dimensioni spesso scomode ce ne sono fin troppi, e per questo il nuovo Xiaomi 17 arriva quasi come una boccata d’aria fresca in un settore dominato da schermi da sei pollici e mezzo in su. Nella confezione, a dir la verità, si trova tutto ciò che serve senza troppe sorprese: oltre al device, c’è il classico cavetto USB da USB-A a USB-C e una cover in silicone trasparente – una protezione immediata, questa, che permette di uscire dal negozio senza l’ansia di graffiare la scocca appena sformata. Il primo impatto, invece, rivela un’anima premium che non si nasconde, grazie a un in alluminio e vetro che pesa solo 191 grammi: una manna per chi è stanco di “padelloni” che deformano le tasche dei pantaloni.
Dal punto di vista tecnico, questo gioiellino (perché di questo si tratta) non chiede alcun compromesso prestazionale. Sotto la scocca sottile batte il cuore del nuovo processore Snapdragon 8 Elite Gen 5, un octa core a 3 nanometri che abbiamo avuto modo di stressare con soddisfazione. La dotazione è completata da 12 GB di RAM LPDDR5X e da una memoria interna UFS 4.1 che, sebbene non espandibile, parte da 256 GB; ebbene, l’unico neo durante i test più intensi è stato un *thermal throttling* leggermente anticipato rispetto ad altri colossi del settore, probabilmente a causa degli spazi ridotti che limitano la dissipazione passiva del calore. Per il resto, la connettività è eccellente e spazia dal 5G al Wi-Fi 7, passando per l’infrarossi – mentre l’impronta digitale ultrasonica sotto al display risponde con una prontezza che definirei quasi nervosa.
Il comparto fotografico e l’autonomia da riferimento
Passando alla fotografia, che ormai è il banco di prova decisivo per chiunque si definisca top di gamma, Xiaomi ha operato una scelta chiara: allineare tutto a 50 megapixel. Troviamo quindi una principale con apertura f/1.7, un teleobiettivo 2.6X e una grandangolare – quest’ultima forse l’unico vero tallone d’Achille del dispositivo, penalizzata da un campo visivo un filo troppo stretto e da una leggera perdita di definizione quando la luce cala. Le foto restituite, però, hanno quella resa cromatica tipica della collaborazione con Leica, con una nitidezza e un bilanciamento dei bianchi che convince in pressoché ogni condizione di luce; in particolare, gli scatti con zoom fino a 5x sfruttano la copertura delle due lenti principali regalando ritratti dal distacco eccellente. La regia è completata dalla certificazione IP68: una rassicurazione non da poco che conferma l’impermeabilità totale contro polvere e immersione accidentale.
Ma la caratteristica che lascia davvero senza parole è l’autonomia, un comparto dove Xiaomi ha giocato la carta della tecnologia al silicio-carbonio. La batteria interna raggiunge i 6.330 mAh, una capacità che non ha eguali in questa fascia di dimensioni compatte e che, nella pratica, garantisce tranquillamente un giorno e mezzo, se non due, di utilizzo intenso. A completare il pacchetto troviamo la ricarica cablata a 100W e quella wireless a 50W; peccato solo per l’assenza di un supporto alla ricarica magnetica, una feature che molti concorrenti, a dire il vero, continuano inspiegabilmente a snobbare. Lo schermo CrystalRes OLED da 6,3 pollici con refresh rate adattivo da 1 a 120 Hz e una luminosità di picco da 3.500 nit completa l’opera, rendendo questo Xiaomi 17 l’unica vera alternativa premium per chi non vuole piegarsi alla dittaura dei display maxi.
Android 17 arriva in anticipo sui nuovi flagship
Ma c’è un altro fronte sul quale Xiaomi sta giocando d’anticipo, e riguarda il software. Mentre scriviamo, l’azienda cinese ha annunciato il rilascio delle prime Developer Preview di Android 17 per alcuni dei suoi modelli di punta, entrando di fatto nella prima fase di test del nuovo sistema operativo di Google. I quattro dispositivi coinvolti in questo programma d’accesso anticipato – la serie Xiaomi 17 (inclusi i modelli base e Ultra), il particolare Leica Leitzphone e lo Xiaomi 15T Pro – potranno così assaggiare le novità dell’OS del robottino verde. Non bisogna però lasciarsi ingannare: questa apertura non va assolutamente confusa con un aggiornamento stabile per le masse, dato che si tratta di build ancora acerbe destinate principalmente a sviluppatori e tester esperti. Per chi utilizza il proprio device come principale sponda di lavoro quotidiana, la prudenza resta la scelta più saggia; l’azienda stessa avverte che “problemi di stabilità possono intervenire” e che l’immagine di sistema non è raccomandata per un uso giornaliero.
Installare questa beta, per chi volesse comunque avventurarsi, cancellerà completamente tutti i dati presenti sul telefono – ecco perché un backup preliminare non è solo consigliato, ma obbligatorio. Durante l’evento Google I/O di maggio, che si terrà tra qualche settimana, vedremo svelati tutti i dettagli ufficiali della prossima versione del sistema operativo, ma per ora l’iniziativa di Xiaomi dimostra come il brand abbia intenzione di allinearsi rapidamente al ciclo di sviluppo dettato da Mountain View. La mossa, sebbene rischiosa per l’utente medio, conferma la volontà di bruciare sul tempo molta della concorrenza, portando le novità software – seppur in forma acerba – sui propri device di punta ben prima del rilascio stabile previsto per i prossimi mesi. Un coraggio che, al netto di qualche inevitabile bug di gioventù, premia la curiosità degli appassionati più smaliziati.




