La doppia faccia della ricchezza italiana: famiglie più ricche, ma lo Stato è in rosso profondo
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Redazione Economia
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I conti pubblici italiani, come certifica l’ultimo bollettino sulla ricchezza dei settori istituzionali diffuso il 28 gennaio scorso, presentano un quadro finanziario severamente compromesso, il cui saldo netto, alla fine del 2024, si attesta a un pesantissimo negativo di 1.522 miliardi di euro. Questo dato, che segna un ulteriore peggioramento rispetto all’anno precedente, non è che la fotografia di una dinamica ormai consolidata, la quale vede le passività finanziarie delle amministrazioni pubbliche crescere a un ritmo sostenuto – un aumento del 3% nell’ultimo anno – mentre le attività rimangono sostanzialmente immobili, quasi a testimoniare una difficoltà strutturale nell’invertire la rotta. Una situazione che, è bene ricordarlo, si sviluppa in un contesto internazionale complesso, dove le decisioni di politica economica del presidente degli Stati Uniti Donald Trump contribuiscono a definire scenari globali instabili e imprevedibili.
Il paradosso del patrimonio privato
A creare un contrasto stridente con i conti dello Stato, però, è la posizione finanziaria delle famiglie, la cui ricchezza netta, stando agli stessi dati Istat e Banca d’Italia, si conferma essere la più elevata in Europa in rapporto al Pil. Una ricchezza che, nonostante la bufera pandemica e la successiva ondata inflattiva divampata nel biennio 2022-2023, è riuscita non solo a resistere ma addirittura a crescere a valori correnti dal 2019 al 2024, proseguendo la sua ascesa, secondo le stime, anche nel corso del 2025. Si tratta di un risultato che, se da un lato indica una certa resilienza del risparmio privato, dall’altro nasconde però un’amara realtà, poiché il valore reale di questo patrimonio, depurato dall’effetto corrosivo dell’inflazione, risulta oggi ancora inferiore a quello di vent’anni fa, nonostante la crescente incidenza della componente finanziaria nella sua composizione.
La percezione amara del carovita
Ed è proprio sul divario tra dati aggregati e percezione quotidiana che si concentra l’analisi di associazioni come il Codacons, le cui riflessioni sul carovita appaiono come un necessario contraltare alle statistiche. “I dati sulla ricchezza degli italiani nel 2024 non sono un freddo esercizio statistico. Sono uno schiaffo”, si legge in una nota, che sottolinea come l’aumento nominale celi in realtà un’erosione profonda del potere d’acquisto e della sicurezza economica delle persone. Un’erosione che l’Istat stesso riconosce, certificando come la ricchezza delle famiglie, se rapportata al reddito disponibile, sia oggi più bassa di oltre il 5% rispetto al 2021 e si collochi tra i livelli peggiori dell’intero ventennio preso in esame. Una condizione che, come spesso accade, viene avvertita in maniera più acuta da chi, pur vivendo in un Paese formalmente più ricco, vede assottigliarsi le proprie risorse di giorno in giorno.
Le due Italie economiche
Emergono così, in maniera netta, due Italie economiche che procedono su binari divergenti: da una parte uno Stato le cui finanze, gravate da un debito storico e da una crescita delle passività, navigano in acque perennemente agitate; dall’altra un settore privato che, pur esibendo numeri da record in chiave comparativa europea, deve fare i conti con un deprezzamento reale della ricchezza accumulata e con un costo della vita che continua a mordere. Un paradosso, quest’ultimo, che spiega la diffusa sensazione di malessere economico nonostante i listini dei patrimoni segnino in rialzo, e che rimanda a questioni strutturali di redistribuzione e di capacità di generare reddito stabile, le quali restano lontane dall’essere risolte.




