Pil e lavoro tengono, ma l'inflazione risale: l'Istat consegna un'Italia a due velocità
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Redazione Economia
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La fotografia scattata dall'Istat nel corso di questa calda primavera del 2026, a dispetto delle incertezze geopolitiche che continuano a gravare sull’intero continente europeo, restituisce l’immagine di un Paese sorprendentemente vitale sotto il profilo della produzione e dell’occupazione, ma subito appesantito dal ritorno di un’inflazione che, come un’ombra fastidiosa, ne logora la sostanza quotidiana.
laverita
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Se da un lato i tecnici dell’istituto di statistica hanno dovuto rivedere al rialzo le stime relative al prodotto interno lordo del primo trimestre – portandolo a un +0,3% congiunturale e a un +0,8% tendenziale, grazie soprattutto alla spinta dei consumi (+0,4%) e a un export vivace (+2,2%) – dall’altro lato il dato sull’aumento dei prezzi, quello che incide direttamente sul portafoglio delle famiglie, ha subìto un’accelerazione improvvisa e preoccupante. huffingtonpost +3
L’indice nazionale dei prezzi al consumo ha infatti raggiunto a maggio un tasso annuo del 3,2%, un balzo in avanti rispetto al 2,7% di aprile che trova la sua causa scatenante nelle tensioni sui beni energetici non regolamentati, letteralmente esplosi dopo l’ennesima escalation in Medio Oriente. ilmessaggero +3
Un mercato del lavoro da record, ma con qualche incrinatura
Sul fronte occupazionale, che il governo rivendica come un successo inequivocabile delle proprie politiche, i numeri parlano chiaro e definiscono un traguardo storico: ad aprile gli occupati hanno superato quota 24,337 milioni, un livello mai toccato prima nella storia della Repubblica, con un incremento di 269mila unità su base annua. ilmessaggero +3
E se si guarda alla qualità di queste assunzioni, emergono dettagli interessanti perché l’aumento dei posti di lavoro permanenti ha registrato un +143mila, mentre i contratti a termine sono scesi di 64mila unità, un segnale concreto di stabilizzazione che il governo ha subito utilizzato per marcare una differenza rispetto alle precedenti amministrazioni. altroconsumo +3
Tuttavia, pur in un contesto di discesa del tasso di disoccupazione al 5,1%, il rapporto annuale dell’Istat presentato qualche giorno prima aveva già messo in guardia su alcune debolezze strutturali: a trainare l’occupazione sono soprattutto i lavoratori over 50, mentre i giovani e le donne continuano a scontare disparità retributive e contrattuali significative, con il Sud che resta fanalino di coda rispetto al dinamismo del Centro-Nord. altroconsumo +3
La fiducia delle famiglie migliora, mentre le imprese frenano
Un altro elemento di contraddizione, che testimonia quanto la ripresa economica italiana sia ancora fragile e disomogenea, è offerto dall’andamento del clima di fiducia.
Secondo le rilevazioni condotte a maggio, gli individui sembrano aver ritrovato un certo ottimismo verso il futuro, un sentimento forse alimentato proprio dalla solidità del mercato del lavoro: l’indice di fiducia dei consumatori è salito da 90,8 a 93,4, trainato dalla percezione di un miglioramento delle condizioni economiche personali. altroconsumo +3
È interessante notare come questa euforia di fondo non sia affatto condivisa dal sistema produttivo, che anzi mostra una cautela crescente; l’indice composito del clima di fiducia delle imprese è infatti sceso da 95,1 a 94,1, con i servizi di mercato e le costruzioni in chiara difficoltà, penalizzati probabilmente dall’incertezza sui costi energetici futuri e dal caro-materiali. ilmessaggero +3
Il commercio al dettaglio fa eccezione, mostrando un lieve miglioramento, un segnale forse legato proprio a quei consumi interni che hanno sostenuto il Pil nei primi mesi dell’anno, ma si tratta di una nota positiva in un quadro che gli industriali continuano a definire "a forte rischio" a causa delle guerre e dei dazi. ilmessaggero +3
La sfida del caro-vita e i conti pubblici sotto osservazione
A rendere il quadro ancora più complesso – e in parte paradossale – è proprio il fattore inflattivo, che rischia di erodere i benefici di una crescita pur modesta.
Con un’inflazione che galoppa al 3,2%, spinta da un petrolio schizzato verso i 120 dollari al barile per le tensioni nel Canale di Hormuz, il potere d’acquisto delle famiglie è sotto pressione, e la forbice tra l’aumento dei prezzi e la dinamica dei salari reali tende ad allargarsi nonostante la riduzione del cuneo fiscale varata dal governo. nicolaporro +3
In questo contesto di "tempesta perfetta", la Commissione Europea ha comunque promosso l’Italia sul fronte della gestione delle finanze pubbliche, riconoscendo gli sforzi per ridurre l’evasione fiscale e migliorare la sostenibilità del bilancio.
Ma la cautela resta d’obbligo: se è vero che il deficit si sta gradualmente riducendo, il rapporto debito/Pil resta stabilmente sopra il 137%, un macigno che limita la capacità di manovra dello Stato in caso di nuove emergenze e che Bruxelles continua a monitorare con attenzione. rainews +3




