La Fiorentina non sfonda, Vanoli difende la gestione e guarda al futuro: “I risultati parlano da soli”
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Redazione Sport
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L’ennesima dimostrazione che, talvolta, il possesso palla e la mole di gioco non bastano per piegare un avversario organizzato, la Fiorentina ha impattato 0-0 contro il Sassuolo al Franchi, un risultato che, per quanto amaro in termini di spettacolo, avvicina sensibilmente i viola alla salvezza matematica. Con un margine di nove punti sulla zona retrocessione e sole quattro giornate ancora da disputare, la squadra di Paolo Vanoli può toccare con mano un traguardo che, solo qualche mese fa, appariva quanto meno improbabile. Il tecnico, intervenuto in conferenza stampa al termine del match, ha speso parole chiare per analizzare la prestazione della sua squadra, senza cercare alibi ma evidenziando i limiti concreti emersi in fase realizzativa.
Cattiveria chimica, il cruccio di Vanoli e l’occasione divorata da Solomon
Analizzando nel dettaglio i novanta minuti, Vanoli ha scelto di non addossare le colpe alla struttura offensiva priva di una prima punta classica, anzi, ha speso parole di incoraggiamento per Albert Gudmundsson, impiegato al centro dell’attacco. "La mancanza della prima punta non c'entra – ha dichiarato il tecnico –. Gudmundsson ha fatto bene". Ciò che è realmente mancato, a suo avviso, è stata quella determinazione cinica sotto porta, un aspetto che rischia di costare caro in partite equilibrate come quella contro i neroverdi. L’episodio simbolo di questa mancanza è la clamorosa occasione capitata sui piedi di Manor Solomon, che a tu per tu con il portiere avversario (e a porta praticamente sguarnita) ha calciato fuori misura, vanificando una delle migliori trame offensive costruite dalla mediana viola. Vanoli ha sottolineato comunque il lato positivo della medaglia, lodando la capacità della squadra di arginare le ripartenze avversarie, una delle armi letali del Sassuolo in questa stagione.
L’infermeria e le scelte di formazione: il caso Braschi e le condizioni di Piccoli
Uno dei temi più caldi toccati dal tecnico ha riguardato la gestione della rosa, inficiata da diversi infortuni in un momento cruciale della stagione. In merito alla scelta di non schierare il giovane Braschi – una decisione che aveva sollevato qualche perplessità nell’ambiente – Vanoli ha voluto chiarire il suo modus operandi, ribadendo la fiducia nel settore giovanile. "Le mie parole sono state travisate – ha spiegato -, se non credessi nei giovani, Balbo non giocherebbe partite decisive come queste". Per quanto riguarda invece l’attacco, l’assenza di Roberto Piccoli si è fatta sentire, non tanto tatticamente quanto numericamente. L’ex attaccante del Lecce, fermo ai box per un risentimento all’adduttore sinistro, è il sogno nel cassetto per il prossimo turno. "Aveva già un problema contro il Lecce – ha ricordato Vanoli – e spero di recuperarlo per la partita contro la Roma".
Il caso Mandragora e la solidità ritrovata: l’analisi dei singoli
Nel vortice degli avvenimenti del lunch match del Franchi, l’attenzione non può che soffermarsi anche sugli episodi disciplinari e sulle prestazioni individuali. Rolando Mandragora, ammonito e poi sostituito, ha vissuto un pomeriggio di nervi scoperti in mediana; a tal proposito, Vanoli ha riportato la questione su un piano puramente tecnico-umano, parlando di "dinamiche di campo" e della voglia del giocatore di restare in partita nonostante il cartellino giallo. Dando uno sguardo al reparto più arretrato, emerge la consueta sicurezza di De Gea, decisivo nel primo tempo su Garcia per evitare un avvio traumatico, mentre in difesa Rugani ha garantito sostanza nel controllo su Pinamonti. La prestazione di Nicolò Fagioli è stata definita di qualità nella gestione del pallone, anche se l’ex juventino deve ancora limare l’uso del in fase di contrasto. Un pareggio, insomma, che sa di operaio e di fatica, ma che disegna un orizzonte quasi sereno per i tifosi viola, a caccia di quei quattro punti che mancano per togliere ogni patema d’animo.




