Star Wars: Maul - Shadow Lord, quel noir galactico che trasforma il lato oscuro in un racconto di genere
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’apparente discesa agli inferi di Darth Maul, che molti davano per conclusa – o quantomeno ampiamente riassunta – dopo il suo iconico (eppure fugace) passaggio in “Star Wars: Episodio I – La Minaccia Fantasma”, trova una nuova, sorprendente collocazione in questa serie animata. Già, perché il guerriero zabrak, che la saga aveva frettolosamente sacrificato sull’altare della spettacolarità, si rivela qui una creatura narrativa molto più complessa di quanto la maschera demoniaca lasci intravedere. “Star Wars: Maul – Shadow Lord”, distribuita su Disney+ con un doppio episodio inaugurale che ha subito catturato l’attenzione della critica (totalizzando un raro punteggio del 100% su Rotten Tomatoes alla vigilia della release), non è il semplice sequel che qualcuno poteva aspettarsi. È piuttosto un’operazione di genere riuscita, un noir di fantascienza che deve molto alla lezione visiva di “Blade Runner” e alla struttura narrativa, tesa e claustrofobica, di “Andor”.
Un’estetica da “gotham” spaziale per il ritorno del signore del crimine
La serie, orchestrata da Dave Filoni (che ormai raccoglie l’eredità spirituale di George Lucas con una coerenza che altri autori del franchise faticano a eguagliare), ci trascina su Janix, un pianeta che è l’esatto opposto del luminoso Coruscant. Se la metropoli centrale della Repubblica rappresentava la potenza e il decoro, Janix è una ferita aperta: una colonia edificata sui crateri di una guerra dimenticata, dove il sole non riesce a penetrare la coltre di smog e dove la legge – rappresentata dallo sceriffo Brander Lawson (Wagner Moura) e dal suo improbabile assistente robotico “Due Stivali” (Richard Ayoade) – arranca in un mare di corruzione e indifferenza. È in questo vuoto di potere, lontano dalla morsa ancora tentacolare dell’Impero Galattico, che Maul (doppiato con una calma inquietante da Sam Witwer) decide di piantare le sue radici. Non più il guerriero forsennato che inseguiva Obi-Wan Kenobi, ma un “pensatore” stratega: la sua furia omicida diventa un carburante silenzioso, un motore che alimenta la costruzione – pietra su pietra, come in un film di mafia – di un nuovo impero criminale.
L’ombra di Palpatine e il richiamo della vendetta
La struttura portante della narrazione, nelle puntate messe a disposizione per la stampa, regge bene l’urto di un plot che alterna momenti di pura azione (con coreografie di combattimento che nulla hanno da invidiare ai migliori episodi di “The Clone Wars”) a una tensione psicologica quasi soffocante. L’elemento di maggior fascino, però, risiede nell’introduzione di personaggi che fungono da specchio per il protagonista. Da un lato abbiamo Devon Izara (Gideon Adlon), una giovane Padawan sopravvissuta all’Ordine 66, nascosta insieme al suo maestro Eeko-Dio Daki (Dennis Haysbert) proprio su Janix. Dall’altro, gli stessi abitanti del pianeta, costretti a patti sporchi con la malavita per sopravvivere alla dittatura imperiale. Maul vede in Devon ciò che era stato prima della caduta: uno strumento affilato, pieno di rabbia e potenziale, da plasmare a propria immagine e somiglianza. Non è la prima volta che cerca un apprendista, ma è forse la prima volta che lo fa con la lucida consapevolezza di chi ha fallito tutto, tranne l’arte di sopravvivere.
Un realismo sporco che arricchisce la mitologia
Tecnicamente, l’animazione fa un deciso passo avanti rispetto agli standard del franchise. Lo stile, pur mantenendo la cifra inconfondibile di Filoni, si carica di toni cupi: il rosso del sangue e della lama laser si staglia violentemente contro i neri e i grigi piovosi delle metropoli, restituendo allo spettatore la sensazione fisica del degrado e dell’oppressione. Se è vero che il destino finale di Maul è già scritto (lo abbiamo visto soccombere sotto il sole di Tatooine nella serie “Rebels”), il viaggio che “Shadow Lord” propone riesce comunque a sorprendere per la sua coerenza interna. Non si tratta di riempire buchi di trama, ma di esplorare un intero ecosistema sociale ai margini della guerra civile galattica. La critica ha giustamente sottolineato come la serie, pur essendo “prevedibile” nei suoi primi passi, trovi la sua marcia migliore quando l’Impero – con i suoi temibili Inquisitori – bussa finalmente alla porta di Janix, costringendo Maul a fare i conti con un nemico molto più grande dei piccoli boss delle gang che sta sterminando. In un panorama televisivo spesso saturo di riferimenti nostalgici, “Maul – Shadow Lord” ha il coraggio di puntare tutto su un tono spietato e maturo, dimostrando che anche i cattivi più iconici, se scritti con intelligenza, possono reggere il peso di una storia tutta loro.




