Schlein alla Direzione Pd: «Meloni ha fallito, vada a casa. Uno non vale uno»
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Redazione Interno
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«Voglio dire a Giorgia Meloni, prendete atto che avete fallito e andate a casa. Prima si vota, meglio è per l'Italia». Elly Schlein apre così la direzione nazionale del Partito Democratico al Nazareno, e lo fa con un attacco diretto alla presidente del Consiglio che non lascia margini di interpretazione. La segretaria dem costruisce la sua relazione su un doppio binario: da un lato la sfida al governo, dall'altro un avvertimento tutt'altro che velato agli alleati di quella coalizione che ancora non ha trovato una forma compiuta.
Il messaggio agli alleati del campo largo
«Il programma si scrive con tutta l'alleanza, sapendo bene che bisogna essere inclusivi, ma che non è che uno vale uno in quella discussione». La frase, pronunciata davanti ai dirigenti dem, è un riferimento trasparente ai rapporti di forza interni all'area progressista. Schlein non nomina Giuseppe Conte, ma il bersaglio è evidente: «A noi, compagne e compagni, non ci ha regalato niente nessuno. Se siamo saldamente il primo partito di opposizione è perché ce lo siamo guadagnati con la fatica, col sudore, con l'impegno a convincere le persone, una per una, che ci hanno consegnato il doppio dei voti delle altre forze alle europee, alle regionali e alle comunali». Il ragionamento della segretaria si chiude con una formula che suona come una sintesi politica: «Generosi sì, ingenui no».
Sul metodo per la scelta della leadership, Schlein indica una sequenza precisa: «Prima il programma comune, poi la guida, perché chi guida deve guidare l'intera alleanza, non soltanto il suo partito». E rivendica il criterio che, a suo dire, dovrebbe valere in qualsiasi democrazia europea: il candidato premier spetta al partito che prende più voti. «Non è egemonia, è democrazia», scandisce, aggiungendo che se qualcuno non riconosce questo principio, il Pd è disponibile alle primarie e le vincerà insieme.
La minoranza riformista, dal canto suo, non ha partecipato al voto sulla relazione, che è stata comunque approvata all'unanimità.
La risposta a Meloni e i numeri del contendere
L'attacco alla premier nasce da una provocazione risalente a quasi due settimane prima, quando Meloni aveva invitato Schlein a «dire una cosa vera» contro il governo. La replica della segretaria arriva puntuale: «Giorgia Meloni recentemente mi ha chiesto di dirle una cosa vera, io gliene sto dicendo dieci, coi numeri alla mano».
L'elenco comprende il record di pressione fiscale degli ultimi dodici anni, gli stipendi tra i più bassi d'Europa, il costo all'ingrosso dell'energia più caro del continente, quasi sei milioni di persone in povertà assoluta e un numero di nascite, 355mila nel 2025, che definisce il più basso dal dopoguerra.
La premier non si sottrae allo scontro e affida la sua replica ai social: «Elly Schlein risponde oggi a una domanda che le ho fatto quasi due settimane fa. Con questi ritmi ce la vedo bene a risolvere i problemi degli italiani», scrive Meloni, aggiungendo in post scriptum che la leader dem elenca «dieci falsità». Lo scambio segna il tono di una giornata che Schlein aveva aperto rivendicando anche il primato del Pd nella costruzione dell'alternativa, con la coalizione che, a suo giudizio, «esiste» ed è «in grado di battere le destre».
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