"Thunderbolts", il film Marvel che parla di fragilità e riscatto, incassa ma non esplode

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Jake Schreier, regista di Thunderbolts, non ha scelto la strada più facile. In un’intervista rilasciata in occasione dell’uscita del film, ha spiegato che «depressione, isolamento e solitudine non sono più temi di nicchia, ed è giusto che vengano trattati in un film action». Una prospettiva inedita per il Marvel Cinematic Universe, che con questo 36° titolo sembra aver ritrovato una voce più autentica, lontana dagli eccessi di azione fine a sé stessa che hanno caratterizzato alcuni degli ultimi, dimenticabili, capitoli della saga.

La pellicola, arrivata nelle sale italiane il 30 aprile, ha aperto con 472mila euro al day one, un risultato in calo rispetto alle attese ma che ha comunque portato l’incasso totale oltre il milione. Numeri che, secondo le previsioni, potrebbero crescere nel weekend, anche se per ora Thunderbolts non ha sfondato come sperato. Eppure, a differenza di molti film Marvel recenti, questo sembra avere qualcosa in più: una scrittura curata, personaggi complessi e un tono che meschia dramma e ironia senza scadere nel banale.

La trama ruota attorno a un gruppo di antieroi – definiti "scarti" dallo stesso studio – che faticano a trovare il loro posto nel mondo. Tra loro c’è Yelena Belova (Florence Pugh), vista precipitare da un grattacielo di Kuala Lumpur in un’inquadratura spiazzante, e Bucky Barnes (Sebastian Stan), la cui protesi lavata in lavastoviglie diventa un momento di comicità surreale. A riunirli è Valentina Allegra de Fontaine (Julia Louis-Dreyfus), che ha acquistato quella che un tempo era la Torre degli Avengers, trasformandola in quartier generale di una squadra che, almeno all’apparenza, sembra una versione "tarocca" dei leggendari eroi.

Le recensioni, come quella di Cinefilos.it, hanno accolto con entusiasmo il film, definendolo una «scossa» per il box office Marvel dopo il successo estivo di Deadpool & Wolverine. Quello che colpisce, però, non è solo l’azione ben orchestrata, ma la capacità di scavare nelle debolezze dei personaggi, rendendoli più umani e, paradossalmente, più interessanti dei supereroi invincibili a cui il pubblico era abituato.

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