Spacex flop in borsa, l’analista di Morgan Stanley: “A 100 dollari è un buy”. Ma il titolo continua a scendere

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La lunga scia di volatilità che ha accompagnato il debutto a Wall Street di SpaceX non accenna a placarsi e, anzi, il titolo del colosso spaziale guidato da Elon Musk ha chiuso l’ultima settimana di contrattazioni a 115,07 dollari, segnando un ribasso dell’8,28 per cento rispetto al lunedì precedente.

Un dato che appare tanto più significativo se confrontato con i picchi toccati nei primi giorni successivi all’IPO, quando le azioni avevano superato quota 200 dollari, per poi assestarsi su valori che oggi oscillano poco al di sopra della metà di quelle vette e addirittura al di sotto del prezzo di collocamento iniziale, fissato a 135 dollari il 12 giugno.

Una discesa che ha inevitabilmente riacceso il dibattito tra gli operatori di mercato, divisi tra chi legge in questo crollo i classici segnali di una bolla che si sgonfia e chi invece intravede un’opportunità di acquisto, come nel caso dell’analista di Morgan Stanley che ha scelto di intervenire pubblicamente per sostenere le sorti del titolo, definendo l’attuale livello un interessante punto di ingresso.

Morgan Stanley: il business dell’Ai non è prezzato

A scendere in campo in difesa di SpaceX è stato uno dei nomi di punta della ricerca di Morgan Stanley, secondo cui il mercato starebbe sottovalutando il potenziale legato all’intelligenza artificiale sviluppata dal gruppo. L’analista ha infatti osservato che, con le azioni intorno ai 100 dollari, il prezzo di borsa non incorporerebbe praticamente alcun valore per l’intera divisione AI dell’azienda, come se il comparto fosse stato completamente azzerato nelle valutazioni.

Un ragionamento che, nelle intenzioni, mira a tracciare un parallelo con altre rivoluzioni tecnologiche del passato, dove il disallineamento tra percezione del mercato e reale solidità dei fondamentali aveva creato fratture profonde tra il valore intrinseco delle società e la loro capitalizzazione, offrendo a chi aveva fiuto e liquidità la possibilità di entrare a prezzi stracciati prima di una ripresa destinata a premiare i pazienti.

Il flop di SpaceX e il paragone con le auto italiane del 1907

Proprio per cercare di dare un senso a questa turbolenza, c’è chi ha provato a inquadrare la vicenda in una prospettiva storica più ampia, come ha fatto Federico Fubini nella sua newsletter «Whatever it takes», che ha ospitato un’interessante riflessione su quanto stia accadendo con il titolo di SpaceX.

Secondo questa chiave di lettura, la rivoluzione innescata dall’intelligenza artificiale e le sue applicazioni pratiche, anche nel settore spaziale, ricorderebbero per certi versi gli albori dell’industria automobilistica italiana, e in particolare quelle auto del 1907 che rappresentavano una frontiera tecnologica destinata a cambiare il mondo, ma che all’epoca bruciarono quantità incredibili di denaro, trasferendolo dai conti correnti di una massa di outsider ingenui o inermi a quelli di pochi sapienti in grado di cogliere l’attimo giusto.

Un gioco di enigmistica da spiaggia che, in fondo, racchiude un messaggio profondo per chiunque si affacci al mercato azionario: ogni rivoluzione tecnologica porta con sé una componente di speculazione e di euforia che spesso si traduce in brusche correzioni, destinate però a lasciare spazio, a distanza di tempo, a una ridefinizione più realistica delle gerarchie di valore.

La settimana nera e le prospettive per i prossimi mesi

La settimana appena conclusa ha quindi registrato un andamento particolarmente pesante per il titolo, che ha subito una flessione superiore agli otto punti percentuali in cinque giorni, allontanando ulteriormente le quotazioni dai livelli di debutto. Il dato più rilevante rimane il confronto con il prezzo massimo toccato subito dopo l’IPO, quando le azioni avevano toccato quota 200 dollari, mentre oggi, dopo una serie di sedute in rosso, il valore si è attestato poco sopra i 110 dollari, con picchi intraday che hanno sfiorato i 115 dollari.

È in questo contesto che si inserisce la valutazione dell’analista di Morgan Stanley, il quale ha ribadito come a tali livelli il mercato stia di fatto scontando uno scenario in cui il business legato all’intelligenza artificiale vale zero, una circostanza che per molti investitori istituzionali rappresenterebbe un’anomalia destinata a essere corretta nel medio termine, spingendo i corsi verso un recupero che qualcuno ha ipotizzato possa tradursi in un rialzo percentuale a due cifre.

Il ruolo di Elon Musk e la fiducia degli analisti

Sullo sfondo rimane ovviamente la figura di Elon Musk, il cui carisma e la cui capacità di attrarre capitali hanno spesso giocato un ruolo determinante nelle vicende borsistiche delle sue aziende, ma che in questo caso sembra dover fare i conti con una certa diffidenza del mercato verso le prospettive di crescita immediata di SpaceX, nonostante la solidità del suo posizionamento nel settore dei lanci e delle telecomunicazioni satellitari.

L’intervento del noto analista di Morgan Stanley rappresenta quindi un tentativo di gettare un ponte tra le aspettative degli investitori e la realtà operativa del gruppo, anche se resta da vedere se questo appello riuscirà a invertire la tendenza o se il titolo continuerà a subire la pressione di chi, dopo il flop della IPO, preferisce attendere segnali più chiari prima di rientrare sul titolo.

Il fatto che il mercato possa avere già prezzato tutte le cattive notizie è una tesi affascinante, ma la storia insegna che le correzioni delle grandi rivoluzioni tecnologiche hanno tempi e modalità spesso imprevedibili, e che i punti di ingresso individuati dagli analisti non sempre si rivelano tali.

Un’estate di fuoco per le azioni spaziali

In questo contesto estivo, segnato dal caldo torrido e da una liquidità ridotta sui mercati, il titolo SpaceX continua a offrire spunti di riflessione sia per chi è già entrato sia per chi sta valutando un possibile ingresso, consapevole tuttavia che la strada verso una stabilizzazione potrebbe essere ancora lunga e tortuosa.

L’andamento delle prossime settimane sarà probabilmente influenzato non solo dai dati fondamentali del gruppo, ma anche dall’evoluzione del sentiment generale verso il settore tecnologico e dall’eventuale comparsa di nuovi acquirenti istituzionali, mentre l’asticella dei 100 dollari rappresenta per molti osservatori un livello psicologico di grande importanza, al di sotto del quale potrebbero scattare nuove vendite o, al contrario, un’intensificazione degli acquisti da parte di chi ritiene che ormai il peggio sia passato.

La partita, insomma, è tutta da giocare, e come spesso accade in questi casi, il tempo sarà l’unico giudice in grado di stabilire se il flop di SpaceX sia stato davvero tale o se, invece, si sia trattato solo di un passaggio obbligato verso un futuro più maturo per l’azienda e per l’intero settore dell’esplorazione spaziale.

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