Troupe Rai aggredita a Roma nel quartiere Quadraro, ferito un operatore durante le riprese sugli stabili occupati
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Redazione Interno
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Una troupe del Tgr Lazio è stata aggredita ieri nel quartiere romano del Quadraro, mentre realizzava un servizio giornalistico all’esterno di alcuni stabili occupati da militanti anarchici. L’operatore, che insieme a un assistente stava effettuando le riprese, è rimasto ferito ed è stato costretto a ricorrere alle cure ospedaliere; le attrezzature professionali, nel corso dell’aggressione, sono state danneggiate. La Rai, attraverso una nota ufficiale, ha espresso “la più ferma condanna” per quanto accaduto, definendo il fatto “inaccettabile” e sottolineando come la violenza abbia colpito, al di là della troupe, il diritto stesso dei cittadini a essere informati.
La dinamica dell’aggressione nel contesto delle occupazioni
Il servizio che la troupe stava svolgendo nel quadrante sud-est della capitale si inseriva nella scia di un evento drammatico occorso poco prima: nel Parco degli Acquedotti, all’interno di un casolare abbandonato, due anarchici avevano perso la vita in un’esplosione provocata da un ordigno artigianale, che secondo le prime ricostruzioni stavano verosimilmente mettendo a punto. È in questo scenario, caratterizzato da una tensione palpabile, che i giornalisti si sono recati al Quadraro per documentare la situazione degli immobili occupati, un’indagine che la cronaca cittadina seguiva con attenzione già prima dell’esplosione. L’aggressione, avvenuta mentre si svolgevano le riprese, ha interrotto bruscamente il lavoro e trasformato il luogo del servizio in un episodio di violenza contro chi esercita il mestiere di informare.
Le conseguenze fisiche e materiali sul personale Rai
L’operatore colpito ha ricevuto le prime cure in ospedale, mentre l’assistente, pur non riportando lesioni fisiche, è stato anch’egli coinvolto nell’atto intimidatorio che ha portato alla distruzione parziale della strumentazione. La Rai, nella sua nota, ha voluto rimarcare la gravità dell’accaduto, evidenziando come il danneggiamento delle attrezzature rappresenti un attacco diretto al lavoro di chi, quotidianamente, si trova a operare in contesti complessi per garantire la copertura di fatti di rilevanza pubblica. Non si è trattato, stando alla ricostruzione degli stessi operatori, di un gesto estemporaneo ma di una reazione violenta scaturita dalla presenza stessa della telecamera davanti agli stabili, quelli che da tempo costituiscono un punto di riferimento per il movimento anarchico nella capitale.
Il precedente dell’esplosione al Parco degli Acquedotti
A monte della spedizione punitiva contro i cronisti c’è, come detto, la tragedia nel casolare abbandonato del Parco degli Acquedotti, dove i due attivisti hanno trovato la morte mentre maneggiavano un ordigno. La loro attività, legata alla preparazione di materiale esplosivo artigianale, ha innescato non solo un’indagine giudiziaria – con gli inquirenti che stanno cercando di ricostruire la dinamica esatta dell’esplosione e la natura del dispositivo – ma anche una reazione difensiva da parte degli ambienti della cosiddetta area anarchica romana. È in questo clima di sospetto e chiusura che la troupe del Tgr Lazio si è trovata a operare, senza che fosse possibile prevedere l’escalation di violenza concretizzatasi poi nel quartiere.
Le reazioni ufficiali e il contesto giudiziario
La nota diramata da viale Mazzini ha messo in luce non soltanto il danno subito dai propri dipendenti, ma anche la preoccupazione per le condizioni di sicurezza in cui il servizio pubblico si trova a operare nella periferia romana. L’aggressione, peraltro, è avvenuta a distanza di pochissimo tempo dalla morte dei due anarchici, quasi a segnare un collegamento diretto – nelle intenzioni degli aggressori – tra il lavoro investigativo dei cronisti e la volontà di portare alla luce dettagli sulle occupazioni e sulla gestione di quegli spazi. Sul fronte giudiziario, invece, le indagini procedono senza che al momento siano emersi elementi definitivi circa la responsabilità dell’esplosione; gli inquirenti si concentrano sulla ricostruzione della filiera che ha portato i due attivisti a detenere materiale esplosivo, mentre le forze dell’ordine mantengono alta l’attenzione sulle aree occupate per prevenire ulteriori episodi di tensione.




