La Fenice interrompe i rapporti con Beatrice Venezi: dichiarazioni “offensive” al centro della decisione
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Redazione Cultura e Spettacolo
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È una separazione che, seppur nell’aria da settimane a causa di un clima di tensione crescente, è maturata in modo fulmineo nelle ultime ore e che taglia definitivamente ogni ponte tra il celebre teatro veneziano e la giovane direttrice d’orchestra. La Fondazione Teatro La Fenice, attraverso la voce del sovrintendente Nicola Colabianchi, ha ufficializzato l’annullamento di “tutte le collaborazioni future” con il maestro Beatrice Venezi, un annuncio secco che giunge al culmine di una polemica orchestrale (è proprio il caso di dirlo) esplosa dopo l’ultima intervista rilasciata dalla musicista. Non si tratta, va precisato, di un semplice rinvio o di una pausa di riflessione, bensì di una rottura netta e senza possibilità di ripensamento, sancita da una nota ufficiale che parla chiaro di “reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche”.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, come ricostruito nelle ultime ore, sembra essere stata un’intervista rilasciata dalla Venezi al quotidiano argentino La Nacion, nella quale la direttrice – da sempre abituata a muoversi con disinvoltura tra dichiarazioni hard e prese di posizione nette – avrebbe accusato l’organico del teatro di pratiche vicine al nepotismo. Parole che la Fondazione non ha voluto né poté digerire, valutandole come “lesive del valore artistico e professionale” non solo dell’istituzione in sé, ma dell’intera orchestra e dei singoli professori d’orchestra. Questi ultimi, va ricordato, avevano già manifestato più volte il proprio dissenso verso la nomina della Venezi, avvenuta lo scorso settembre, ritenendo il suo curriculum non all’altezza del prestigio del teatro veneziano.
Il comunicato e le accuse di nepotismo
Nel dettaglio, la nota diffusa dalla Fenice non lascia spazio a interpretazioni ambigue: la decisione di chiudere i rapporti è maturata “anche a seguito delle reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche del Maestro”, giudicate incompatibili con i principi della Fondazione. Le si contesta, in particolare, di aver mancato alla “tutela e rispetto dovuto ai professori d’Orchestra”, un di musicisti che – è bene sottolinearlo – viene selezionato attraverso concorsi pubblici e che aveva già duramente contestato le esternazioni della loro ormai ex-direttrice designata.
Ma cosa aveva detto esattamente Beatrice Venezi per scatenare una reazione così drastica? Stando alle ricostruzioni, la direttrice – che ha sempre fatto della sua estraneità a dinastiche musicali e della sua identità di donna in un mondo storicamente maschile un vessillo – avrebbe affermato che, in quella specifica orchestra, i posti si tramandano “praticamente di padre in figlio”. Una frase che suona come un pugno nello stomaco per un’istituzione che fonda la sua reputazione sull’eccellenza e sulla trasparenza, e che ha spinto il sovrintendente Colabianchi, suo primo sostenitore fino a pochi giorni fa, a interrompere bruscamente ogni rapporto professionale.
La presa di posizione del ministro Giuli
In un contesto di fuoco incrociato tra addetti ai lavori, critici musicali e addirittura forze politiche, è arrivato il commento a cascata del ministro della Cultura, Alessandro Giuli. Questi, con una mossa che mira a blindare la posizione del vertice amministrativo del teatro, ha voluto esprimere il suo “pieno sostegno” a Nicola Colabianchi. Il ministro, pur non entrando nel merito delle dichiarazioni rilasciate dalla Venezi, ha formalmente “preso atto” della scelta del sovrintendente, definendola una decisione assunta “in autonomia e indipendenza” e quindi meritevole della fiducia più completa da parte del dicastero.
La mossa di Giuli – che ovviamente non è passata inosservata negli ambienti culturali romani – sembra voler sgomberare il campo, almeno a livello istituzionale, da quelle “strumentalizzazioni” e “tensioni” che, nelle sue parole, rischiavano di travolgere l’immagine del teatro veneziano. Il ministro ha auspicato, attraverso la nota ufficiale, che questa scelta possa servire a riportare la quiete nell’interesse della città di Venezia, anche se la ferita lasciata da un licenziamento così plateale e motivato da questioni di “onorabilità” artistica difficilmente potrà rimarginarsi in tempi brevi.
Le reiterate frizioni e lo stato di agitazione
Va ricordato, per comprendere la brutale secchezza del comunicato odierno, che il rapporto tra Beatrice Venezi e la Fenice era già incrinato da mesi, ben prima dell’intervista al quotidiano sudamericano. La sua nomina a direttore musicale stabile (incarico che sarebbe dovuto partire dal prossimo ottobre) aveva gettato nello sconcerto non pochi membri dell’orchestra, spingendo le rappresentanze sindacali (Rsu) a dichiarare lo stato di agitazione. I musicisti contestavano non solo la mancanza di un confronto preventivo, ma anche la scelta di affidare la direzione a una professionista percepita come poco all’altezza del lignaggio del teatro.
Le polemiche non si erano mai sopite; anzi, Venezi – che negli ultimi tempi aveva rilasciato diverse interviste a testate internazionali – aveva replicato alle critiche attribuendole spesso a pregiudizi di genere o a una presunta resistenza maschilista al cambiamento. Tuttavia, l’accusa esplicita di nepotismo ha rappresentato una linea rossa, quella che nessun sovrintendente poteva permettere di oltrepassare senza compromettere l’autorevolezza dell’ente che rappresenta. Così, quella che doveva essere una stagione storica (la prima donna a capo della direzione musicale della Fenice) si è trasformata, nell’arco di pochi giorni, in un caso giudiziario prima che artistico, o almeno in un terremoto di immagine che il teatro ha scelto di arginare con il pugno di ferro della nota ufficiale.




