Il giorno di Kuss e l’impresa sfumata di Ciccone: Marsilio elogia il ritorno in azzurro
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Redazione Sport
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Se c’è un’immagine che resterà impressa nella diciannovesima tappa del Giro d’Italia 2026, quella che da Feltre ha portato il gruppo fino ad Alleghe sui Piani di Pezzè, è lo scatto in solitaria di Giulio Ciccone. Il corridore abruzzese – lo stesso che già in passato aveva vestito la maglia rosa – ha animato una fuga destinata a entrare nella leggenda della Corsa Rosa, transitando per primo sulla Cima Coppi del Passo Giau prima di cedere il passo a ridosso del traguardo. A fermare il suo sogno, a soli 2,2 chilometri dal termine, ci ha pensato l’americano Sepp Kuss.
La manovra del trentunenne della Visma-Lease a Bike è stata chirurgica: ricucito lo strappo, ha piazzato l’allungo decisivo che gli ha permesso di varcare la linea d’arrivo in solitaria, regalando così alla propria squadra l’ennesima dimostrazione di forza in alta quota.
La reazione del presidente Marsilio
Non è passata inosservata, tra le vette dolomitiche, la prestazione del portacolori della Lidl-Trek. Il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, ha voluto sottolineare il valore di quella che ha definito “una grande pagina di sport”, nonostante l’amaro epilogo che ha privato Ciccone del successo parziale. Secondo Marsilio, l’azione in lungo raggio del proprio conterraneo – rimasto saldamente in testa anche nel tratto finale della discesa – rappresenta comunque un motivo di orgoglio per il ciclismo italiano.
Le sue dichiarazioni, rilasciate a caldo al termine della frazione, mettono in luce come la tenacia dimostrata in salita e la capacità di interpretare una tappa regina come pochi altri siano elementi che vanno oltre il mero piazzamento finale.
Kuss completa il “Grande Slam”
Per Sepp Kuss, invece, il giorno ad Alleghe ha un sapore storico. Lo statunitense, che già poteva vantare successi parziali al Tour de France e alla Vuelta, ha completato la propria collezione personale nei grandi giri conquistando quella tappa che mancava all’appello. Lo scenario non poteva essere più suggestivo: oltre 5.000 metri di dislivello, una fuga di prim’ordine e la scalata al Passo Giau, il tetto di questa edizione della Corsa Rosa.
A completare il podio, alle spalle dello statunitense e del secondo classificato Derek Gee (Lidl-Trek), c’è proprio Giulio Ciccone, giunto terzo con un distacco di 36 secondi. Un risultato, quest’ultimo, che permette all’azzurro di consolidare la propria ascesa nella classifica degli scalatori, approfittando del traguardo per guadagnare punti preziosi ai danni dello stesso Jonas Vingegaard.
Classifica generale e scenari veneti
Il danese Jonas Vingegaard, come ampiamente preventivabile alla vigilia di una tappa simile, ha gestito il forcing altrui senza patemi. Giunto quinto, ha conservato senza patemi la maglia rosa, mantenendo intatto il cospicuo vantaggio sui diretti inseguitori. Pur non essendoci stati sconvolgimenti nelle posizioni che contano, la giornata ha comunque riservato alcuni scossoni nelle retrovie della top ten.
Jai Hindley, infatti, ha scalzato Thymen Arensman dalla terza posizione, mentre Afonso Eulalio – pur mantenendo la maglia bianca di miglior giovane – ha perso terreno nei confronti di Davide Piganzoli, che al momento rimane il principale antagonista del portoghese nella graduatoria riservata agli under 25. La cronaca della tappa restituisce quindi l’immagine di un Giro d’Italia che, alla vigilia delle battute finali, premia le squadre più strutturate ma non lesina spazio ai colpi di scena.




