Strage del bus di Mestre, sette dirigenti patteggiano: pene sotto i due anni
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Redazione Interno
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Sette dirigenti e funzionari, attuali ed ex, del Comune di Venezia hanno patteggiato pene inferiori ai due anni per le responsabilità contestate nell'inchiesta sulla strage del bus di Mestre. La giudice per le indagini preliminari Benedetta Vitolo ha accolto gli accordi raggiunti tra le difese e la Procura, chiudendo la fase penale che riguardava i tecnici dell'amministrazione veneziana. La decisione riporta al centro dell'attenzione il tema delle responsabilità per il disastro e delle conseguenze giudiziarie per chi era chiamato a occuparsi della sicurezza stradale.
Le pene concordate per i sette imputati
Il direttore dei lavori pubblici Simone Agrondi ha concordato una pena di un anno e dieci mesi di reclusione. Alberto Cesaro, Roberto Di Bussolo, Franco Fiorin e Guido Andiolo Stagno hanno patteggiato un anno e nove mesi ciascuno, mentre Diego Costantini e Fabio Pascon hanno concordato un anno e otto mesi. Per Agrondi, la pena sarà convertita in 656 giorni di lavori di pubblica utilità. Per gli imputati che non hanno scelto questa soluzione è stata prevista la sospensione della pena, secondo gli accordi accolti dal tribunale.
Le richieste erano state concordate con i pubblici ministeri Laura Cameli e Giorgio Gava, che hanno seguito il procedimento insieme ai difensori degli indagati. Le contestazioni riguardavano le responsabilità collegate alla manutenzione e alla sicurezza del cavalcavia, in particolare la presenza di un'apertura nella barriera stradale. Il procedimento si è concluso senza un dibattimento ordinario sulle condotte contestate ai funzionari. Le parti civili non hanno partecipato all'udienza di patteggiamento, una scelta processuale che ha suscitato perplessità tra i legali delle persone coinvolte.
Il varco nel guardrail e la dinamica dell'incidente
La tragedia risale alla sera del 3 ottobre 2023, quando un autobus elettrico della società La Linea precipitò dal cavalcavia superiore di Marghera. Il bilancio fu di 22 morti, compreso l'autista Alberto Rizzotto, e 14 feriti. Il mezzo trasportava turisti stranieri da Venezia verso il campeggio Hu di Marghera, al termine di una giornata trascorsa in città. L'incidente provocò una delle più gravi tragedie stradali recenti in Italia e diede origine a un'inchiesta sulle cause della caduta e sulle condizioni delle protezioni presenti lungo il viadotto.
Secondo la ricostruzione richiamata dalla difesa di uno degli imputati, la causa prevalente dello schianto sarebbe stata la rottura improvvisa di un perno dello sterzo. Dopo aver perso il controllo, il pullman avrebbe urtato il guardrail per circa 50 metri prima di raggiungere un varco largo circa 2,40 metri e precipitare nel vuoto. L'apertura nella barriera, presente da decenni, era al centro degli accertamenti sulla presunta negligenza dei responsabili comunali. L'ipotesi accusatoria riguardava proprio l'omessa gestione di quella criticità, nell'ambito delle competenze relative alla viabilità e alla manutenzione delle infrastrutture.
La partita dei risarcimenti e le famiglie delle vittime
Alla conclusione del procedimento penale si affianca la questione economica dei danni subiti dalle famiglie delle persone morte e dai feriti. I familiari delle vittime hanno già ricevuto oltre 20 milioni di euro dalla compagnia assicurativa Allianz, che copriva il bus coinvolto nell'incidente. Il pagamento degli indennizzi non esaurisce necessariamente ogni questione legata alle responsabilità patrimoniali, compresa l'eventuale rivalsa nei confronti di altri soggetti ritenuti responsabili. Il fronte dei risarcimenti resta pertanto distinto dalla definizione degli accordi penali con i tecnici comunali.
Il cavalcavia è stato successivamente interessato da interventi per mettere in sicurezza il tratto da cui era precipitato il mezzo, con la chiusura dell'apertura nella barriera. La vicenda giudiziaria ha riguardato anche il ruolo dell'amministrazione nella gestione di un'infrastruttura sulla quale quel varco era rimasto presente per un periodo prolungato. Gli accordi di patteggiamento hanno definito le posizioni dei sette imputati senza una ricostruzione dibattimentale completa delle responsabilità individuali contestate.
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